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	<title>testo &#8211; Forum Tomizza</title>
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	<description>Incontri Internazionali di Frontiera</description>
	<lastBuildDate>Tue, 12 May 2026 17:39:08 +0000</lastBuildDate>
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	<title>testo &#8211; Forum Tomizza</title>
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	<item>
		<title>Stanislav Habjan
</title>
		<link>https://forumtomizza.com/it/stanislav-habjan-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivana Martinčić]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 22:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026-partecipanti]]></category>
		<category><![CDATA[testo]]></category>
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					<description><![CDATA[La mostra Wedding Song” di Stanislav Habjan fa parte del programma collaterale del 27° Forum Tomizza. La mostra, esposta alla Galleria MMC di Umago, sarà aperta al pubblico dal 22 al 29 maggio 2026.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Stanislav Habjan</strong>; scrittore, artista intermediale e designer. Nel suo lavoro unisce letteratura, arti visive, performance e musica. Le caratteristiche della sua produzione comprendono anticonvenzionalità, concettualismo, raffinatezza del linguaggio e una spiccata emotività. È vincitore di premi per la letteratura, per il graphic design e per progetti d’autore. È autore di undici libri, una ventina di mostre personali e di numerosi prodotti di design. Il suo romanzo <em>Otok ili kit</em> è stato segnalato dal Ministero della Cultura della Repubblica di Croazia come una delle migliori opere letterarie del 2021/2022, mentre nel 2024, sul significato e l’influenza del suo primo libro, si è tenuto il convegno scientifico-professionale <em>40 godina Nemoguće varijante i naslijeđe osamdesetih u hrvatskoj književnosti</em>. Le mostre annuali dei suoi <em>Dialoghi</em> sono concepite come ambienti di lavoro e spazi di soggiorno per sé stesso, gli amici e il pubblico. Negli ultimi anni realizza numerose interpretazioni performative dei suoi testi poetici insieme a musicisti, ed è protagonista di spettacoli musicali di cui firma la sceneggiatura e la regia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Opere scelte:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prosa</strong>: <em>Nemoguća varijanta</em> (1984), <em>Vrijeme i mi, PostApoc dijalozi</em> (2020), <em>Car je gol na kiši</em> (2021), <em>Otok ili kit</em> (2022), <em>To je slika, samo slika</em> (2025). <strong>Poesia</strong>: <em>Košulja na cvjetove i pjesme na struju </em>(2020), <em>Pjesma mladom umjetniku</em> (2022). <strong>Knjiga razgovora</strong>: <em>Prijatelj Stanislav, Dijalozi 2014-2024</em> (2025). <strong>Progetti multimediali e performance:</strong> <em>Greiner&amp;Kropilak Mailart Office</em> (1983-2023), <em>BeCycled!</em> (2006), <em>Dućan metafora</em> (2011-2013) <em>Dijalozi </em>(2014-…), <em>Škola ljubavi</em> (2024-…), <em>Kafka i sin</em> (2024-…), <em>Vraćam te Zagrebe sebi</em> (2025-…)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>ZVJEZDANA&#160;JEMBRIH:&#160;     Cvita&#160;(2024)
</title>
		<link>https://forumtomizza.com/it/zvjezdana-jembrih-cvita-2024-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Neven Ušumović]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jan 2025 10:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lapis Histriae IT]]></category>
		<category><![CDATA[Lapis-racconti]]></category>
		<category><![CDATA[testo]]></category>
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					<description><![CDATA[Lapis Histriae 2024: PRIMO PREMIO Zvjezdana Jembrih “Cvita”               Traduzione in italiano Ivana Martinčić.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-large-font-size wp-block-paragraph"><strong>CVITA</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lapis Histriae 2024: PRIMO PREMIO</strong><br></p>



<p class="wp-block-paragraph">I.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Cvita iera bela</em>. È annegata in un pozzo, era la vigilia di Natale. Aveva sedici anni. Non si sa dove si trova la sua tomba perché le vecchie strette tombe, con lapidi nella parte alta e in quella bassa, sono state calpestate da nuove tombe, o sono sprofondate nel terreno. O non si sa dove si trova la sua tomba perché forse non è stata seppellita al cimitero, ma lungo la parte esterna del recinto del cimitero. No si sa e non se ne parla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">*</p>



<p class="wp-block-paragraph">Petar dice (borbotta con la sua voce di solitario): <em>mi conosco l’omo, ma lui no xe un omo, no xe un omo. Xe lui colpa per Cvita, eco. Xe morto e la sua famiglia xe andada a finir mal, il suo seme iera dannà.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">In paese mi hanno detto: <em>quel giorno iera la Vigilia,</em> <em>le pecore le tornava prima del scuro, all&#8217;improvviso le donne si sono sparpagliate:</em> <em>Cvita è annegata nel pozzo, che pianto, che urla</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">E che Marjan aveva detto qualcosa in modo brusco, e lei è andata su fino al pozzo, era proprio la Vigilia di Natale. La campana di san Giorgio ha suonato per tre giorni di fila.</p>



<p class="wp-block-paragraph">*</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Cvita iera bela</em>. Non è rimasto nient’altro, solo la frase nella quale mi sono imbattuta. No vi è dolore. La quotidianità ho inghiottito il dolore come il serpente la lucertola. La quotidianità ha inghiottito tutte le parti superflue della vita e ha lasciato soltanto lo stretto necessario. <em>Viver, lavorar, cossa se pol far</em>. Il ricordo è un ornamento, un vezzo, lussuria. Il silenzio è una forma più elevate di esistenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualcosa di tutto ciò si può stipare in esigui Padrenostro e Avemaria, ma i Padrenostro e le Avemarie sono per la domenica. <em>Ghe vol lavorar, ghe vol combatter</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non vi è ricordo ne annotazione. No vi esistono testimonianze (forse nell’albo parrocchiale? del 1965? O 1962? ‒ non so nemmeno l’anno. O in qualche verbale di polizia?), non ci sono gli atti, nemmeno le foto di famiglia. Nessun ricordo. Non c’è storia. Quello che si sente è solo un frammento, un breve ricordo, ma nemmeno quello, un mezzo ricordo, quello che (eppure) si dice poiché non può rimanere taciuto. È questa la frase generica, il fossile, l’espressione arrugginita a servizio della verità, ciò che tutti sapevano (ma che nessuno veramente sapeva). Niente più. Veramente niente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Cvita iera bela. Si, la se ga anega su in tel pozo</em>. Come? <em>No se sa, l’acqua iera alta, iera stagion de piova, e povera Cvita, la iera giovane, no la gaveva gnanca diciassete ani.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualcuno aprì bocca, poi il silenzio. La frase inizia appena e già si ferma. Dopo un silenzio tale non si fanno più domande.</p>



<p class="wp-block-paragraph">*</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su, vicino alla cabina elettrica, lungo la strada c’è il pozzo. Il pozzo è un’enorme cisterna di cemento, costruita ad uso di tutto il paese. L’entrata è coperta con un porta di ferro arrugginita. (L’entrata nell’Ade oscuro in cui scende Persefone con un mazzetto di fiori?) Un posto deserto, ma anche tutto attorno è deserto; il pozzo è solo un’altra piattaforma deserta attorno alla quale crescono delle deboli piante. Lungo la cabina, dall’altra parte della strada nell’erba alta, massi indistinguibili&nbsp; ‒ dove ci si riposa<em>.</em> All’epoca quando il morto veniva portato su dal paese, da Svilaja, qui si fermavano per riposare. Una pietra sotto la testa e una sotto i piedi. Su alcune pietre delle incisioni, dei simboli, lettere non leggibili. È qui il posto sacro, vicino alla cabina, sprofondato nell’erba. E difronte si trova il pozzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">*</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Cvita iera bela.</em> Lo dice Marijana, <em>Cvita </em><em>x</em><em>e il nome </em><em>che</em><em> </em><em>qua</em><em> significa beleza. Come se tute le Cvite iera bele</em>. <em>Mi gavevo una zia de parte de mia mama, non me ricordo de ela, la se ciamava, e anche per </em><em>ela</em><em> i diseva che la iera bela. Bionda. No la se ga mai sposà.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche questa Cvita era bionda? Di carnagione chiara? Proporzionata? Com’era?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Soltanto Iva e Ankica si ricordano ancora di lei. Ciò è pericoloso. Non è bene chiedere. Bisogna stare ziti, per&nbsp; non vergognarmi quando pronuncio qualcosa che non si chiede. O bisogna scegliere a chi e come lo si chiede?</p>



<p class="wp-block-paragraph">O ‒ va scritto senza fare domande, sulla traccia del silenzio ‒ sulla traccia di un altro dolore, non di quello che fa ritorno, sulla traccia di un&#8217;ignoranza totalmente diversa, incomprensioni, non domandare, scrivere. Come l’impronta di acqua piovana spanta, che la terra assorbirà. Forse così si deve scrivere. Tutt&#8217;altro è solo un romanticismo ritardato, narrazione-kitch, blasfemia, scrivere per leggere e fiutare&#8230; per far scoprire ai lettori&#8230; Che cos’è successo? Come si è buttata? Si è uccisa? Era incinta? In che mese di gravidanza? Dov’erano gli altri? La madre? Le sorelle? Il padre Marjan in quel momento stava giocando a carte con il parroco? È venuta la polizia per l’inchiesta? Rigetto possibili frazioni di storia, ho dei crampi alle dita sopra la tastiera, dovrei lavarmi le mani? O smettere? È amaro scrivere in questo modo. Toccare la macchia amara, l&#8217;asparago spinoso nella pietraia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">*</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il frassino è in fiore, tutto il bosco è in fiore. Tutto verdeggia. Quello che semini nella terra&nbsp; ‒ nascerà. Nel giorno di S. Giorgio dei rami di ciliegio canino in fiore davanti alla casa sopra la porta, così si faceva una volta. La nuora più giovane di tutto il paese si sveglia presto la mattina, prima del sole, e attacca i rami sull&#8217;architrave. I ciliegi sono già germogliati, ci saranno ciliegie. Soltanto, dicono che se il frassino è così in fiore, sarà un’annata scarsa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">*</p>



<p class="wp-block-paragraph">A San Giorgio Cvita ha forse per la prima volta preso parte al kolo. Il kolo è grezzo, il ragazzo e la ragazza si prendono per mano e saltano: <em>ojanojadođilolemoja, </em>op op op op, veloce e grezzo, sotto il sole, a Kolarište davanti alla chiesa, alcuni hanno ancora indosso i costumi tradizionali da festa, rosso, azzurro,&nbsp; bianco con frange e guaine, non è ancora tempo di fiere del folclore ne di incontri di associazioni artistico-culturali, è il sessantadue, in paese non c’era ancora la televisione, alcuni hanno rinunciato e venduto i costumi tradizionali, venivano quelli del museo e acquistavano i costumi e gli arcolai e i vecchi panni, molti indossano già i vestiti preconfezionati, le camicie in nylon e camicette a fiori provenienti da Trieste, anche loro saltano, anche Cvita ha i collant nuovi e una nuova camicetta rosa, si dovrebbe ballare, è come un’onda dolce, ti guardano, la mano del ragazzo ti stringe sotto il girovita, il cielo sta girando e il sole si moltiplica – come se ci fossero tre soli, quattro soli (il serpente berrà tre soli, come in quella vecchia fiaba), le fronde degli alberi diventano verdi, il sole è verde e bianco e rosso, gli uomini cantano sotto gli alberi <em>selejelemojanđele</em>, e dopo i ragazzi sotto un altro albero: <em>mala moja tri mi sunca sjaju, kad me tvoje oči pogledaju. </em>Cvita abbassa lo sguardo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">*</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla Vigilia, dicono, la pecora che per prima entra nella stalla la sera, viene accolta con un boccale di vino,che anche la pecora si ubriachi, che anche il bestiame sappia sia Natale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">II.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che cosa ci faccio io qui? In questo scrivere? Di cosa non parliamo, di quello taciamo (lo abbiamo già capito). Scrivere è tacere se di silenzio c’è ne abbastanza, di silenzio abbastanza aspro e buono. Si può scrivere di quello di cui non si può parlare? Mi addentro nel tessuto grezzo di questo silenzio&nbsp; ‒ più di cinquanta anni fa Cvita è annegata e non c&#8217;è più niente di tutto ciò, cosa c&#8217;è da aggiungere? (Ante dice ‒ <em>no ze </em><em>niente dopo la morte, </em>Iva dice ‒ <em>dev’esserci qualcosa,&nbsp; una forza, che ne so ‒</em> il loro credo e breve e chiaro e non è intriso da niente di barocco ‒ non c’è metafora, non ci sono svolte, non ci sono discussioni.) E io ci giro attorno come una volpe, come una cagna, come una biscia ‒ non dovrei, attraverso questo denso silenzio, lungo sentieri invasi dalla vegetazione, come se cercassi asparagi amari nella pietraia, io che non so niente, senza alcun agenda, senza volere una storia, senza volere una forma, senza scopo, cammino attraverso la macchia e inciampo, annoto frammenti, dividendoli, quando mi fermo e ispiro, con un asterisco o con un numero romano, e di nuovo. Ecco, faccio questo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">*</p>



<p class="wp-block-paragraph">I frammenti scappano via da me, o stanno in agguato. Nonno Marjan giocava a carte con il parroco per tre giorni e tre notti, in casa non mancava mai niente, Marjan ogni tanto dava uno schiaffo a nonna Leza, ma raramente, soltanto quando era colpa sua, quando nonno Marjan è morto, lei ha preso l’incarico di zappare la vigna, non rinunciava nemmeno sotto la pioggia e sotto il sole, vestita di nero, con il viso bianco, ferma in questo zappare perenne. La sua foto si trova sulla lapide ‒ con il fazzoletto nero, un sorriso a metà, con le labbra strette, uno sguardo penetrante, come se sapesse più di quello che è permesso, ma d&#8217;altronde&nbsp; ‒ non lo dice, poiché, non si dice. Hanno messo la foto sulla tomba di Leza, ma della tomba di Cvita non c’è traccia? Madre e figlia nell’arco tra l’una e l’altra morte&#8230; Il nonno Marjan era il capofamiglia. Leza e Marjan hanno avuto un unico figlio, Jure, e sette figlie. Lui è stato ucciso da una bomba nel campo, dopo la seconda guerra, l’ha trovata da qualche parte nella pietraia e gli è esplosa in mano, aveva tredici anni. E Cvita è annegata. Nel sessantadue. C’è n’era ancora uno, Ive, xe morto de picio, xe vignu blu e xe morto. E sei figlie. Non sette, erano sei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">*</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ricordo è sparso come frammenti di ceramica grezza che fuoriesce dai bordi delle mura sotto Gradina. Quattromila anni ‒ dicono gli archeologi. Ceramica marrone-rossa, cotta in modo grezzo, sparpagliata dappertutto, giù fino al campo, mescolato con la terra rossiccia, con pietre sminuzzate, radicelle e casette di lumache, su lei polline e cenere. Cenere di roghi antichi o focolari. Il ricordo diventa sminuzzato, sempre più sminuzzato e sminuzzato e così scomparisce. E io qui non ho niente di cui ricordarmi. Per questo sto vagando. Per questo probabilmente scrivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">*</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse chiedo di nuovo a Petar. O a Ankica. O Milica? Lei è la più vecchia qui, ma ha imparato a parlare (e perfino a pensare) soltanto quello che vuole lei. È perciò che vive così a lungo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">III.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non era così. Almeno una parte di tutto ciò non è così. Ma io non so se ciò sia importante. Non cambia niente ‒ poiché questa non è nemmeno una storia. Nel racconto è importante, e tutto ciò, non essendo un racconto, stravasa e di nuovo cresce come un’onda, tutto quello che è stato detto e quello che non è stato detto, quello che viene mentito, mentre cammino nel paesaggio, passo per passo, nelle parole, nei paragrafi e nei ritmi, che comunque non annoterò. Annoterò qualcos&#8217;altro, alcuni resti, come un filato sdrucito, sfilacciato dal vento, aggrovigliato e inutile, non vi si può derivare ne panno ne vestito</p>



<p class="wp-block-paragraph">*</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono stata da Iva, su a Karani. Iva ha settanta anni. Come non ricordarme de ela <em>&nbsp;‒ ela la iera del quarantacinque, mi del quarantaoto, quando la andava a scola, la pasava de mia mare e la se cavava quele sue bianche calze de lana, che sua mare ghe ga dito de portar che no la ciapi raffredor, e de mia mare prima de scola la meteva quele fine, de najlon&#8230; </em><em>La gaveva i cavei neri, la gaveva i cavei </em><em>cussì</em><em>, in aria </em>(Iva descrive l&#8217;aureola sopra la sua testa invecchiata)<em>, </em><em>bela come </em><em>in</em><em> foto </em><em>&#8230; </em><em>No la iera bionda, nera la iera</em><em>. E, </em><em>fia mia, la se ca </em><em>ciolto tutto</em><em> drio</em><em>, </em><em>tuto</em><em>. </em><em>Domani te mostro la sua tomba, so mi dove </em><em>x</em><em>e la sua tomba</em><em>, </em><em>me ricordo de tuto, ancora un poco nessun savara </em><em>più</em><em> niente</em><em>. E dopo ti va in botega e ti ciol quei fiori de seta, e dopo ti li meti sula tomba, mi so dove xe la sua tomba, subito taca la ciesa, taca la porta de quela parte, te mostro domani dopo la mesa. Ma vien una volta de mi, se sentaremo e te dirò tuto quando no sarà nissun, te contarò in pase. Iera proprio per la Vigilia, Dio mio, come che iera! La se ga ciolto tuto drio. Xe vignuda anche la polizia, e si, anche mi i me ga domanda, tremavo cussì de paura. La portava un fio mascio. La se ga ciolto tuto drio.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Ti me pol far </em><em>una</em><em> foto, solo speta, che me petteno, deso rivo</em><em>&#8230; E</em><em>cco</em><em>, </em><em>deso ti me pol far la foto</em><em>.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Iva ha indosso un maglione rosso e dei pantaloni, ha degli orecchini d’oro, no la smette di parlare svelto, sulle pareti di casa immagini dei santi, rose nel vaso, Iva dà da mangiare alle pecore, ha ventisette pecore e quindici agnelli, va in chiesa ogni domenica e il primo venerdì del mese. <em>I primi venerdì, e anche noi rispetemo questo&#8230; Come se disi, i morti sta zitti, ghe vol rispettar. La iera bela. La se ga ciolto tuto drio, tuto.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Che ti savessi solo quanto la ga patì sua defonta mama Leza! El picio Ive ghe se morto quando el iera in cula, la xe andada a Svilaja cior i legni e forsi no la ghe ga da bastanza de mangar, el ga pianto e in qualche modo ghe se anda per treso e xe morto, xe diventa tutto blu. No, iera il fio, iera picio. E dopo xe morto anche Jure per colpa de una bomba, ti sa si. Sei fie, eh, le iera sei. Sei.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">*</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sei, sette ‒ mi sono inventata quella non battezzata, probabilmente me ne servivano sette, i mitici sette, per far chiudere (o aprire) in modo fatale questo spazio per le dichiarazioni sulle figlie, sulle sorelle, che non oso, che non sono abile a completare perciò aggiungo ancora un paio di parole giusto per non farmelo andare per traverso, giacché ho già iniziato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">*</p>



<p class="wp-block-paragraph">E quando ritorno di nuovo, pianterò a fianco la pietra principale un mazzo di fiori finti – qui non ha scopo impiantarne di veri, d’estate li brucia il sole, e d’inverno la bora. E andrò su da Iva, a Karani, l’ho promesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">*</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lidija dice, pianta l’iris sulla tomba.</p>



<p class="wp-block-paragraph">*</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;andrò una volta su da Iva a Karani.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">traduzione in italiano Ivana Martinčić<br><br></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>ALJA&#160;GUD&#381;EVI&#262;:&#160;Mir je kad se drugdje puca&#160;(2024)
</title>
		<link>https://forumtomizza.com/it/alja-gudzevic-mir-je-kad-se-drugdje-puca-2024-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivana Martinčić]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jan 2025 09:50:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lapis-racconti]]></category>
		<category><![CDATA[testo]]></category>
		<category><![CDATA[Alja Gudžević]]></category>
		<category><![CDATA[Lapis Histriae]]></category>
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					<description><![CDATA[Lapis Histriae 2024: SECONDO PREMIO
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Lapis Histriae 2024: SECONDA PREMIO<br><strong>ALJA GUDŽEVIĆ</strong><br>MIR JE KAD SE DRUGDJE PUCA</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Na tom mjestu gdje je posječeno javorje i sjene hrastovih stabala, ušutkan šapat korova i tjednima dubljena zemlja da bi se omogućilo mjesto vojnoj bolnici, tu je prije rata bilo radničko naselje. Male limene kuće nalik barakama, tankih zidova kroz koje je putovao zvuk starog posuđa i tihih molitvi, danas bi zbunile slučajne pješake. Trošne i pune vlage zbog blizine kanala rijeke prkosile su neizbježnim zimama i s večeri pružale utjehu potonulim radnicima koji bi se stropoštali u krevet po završetku trinaestosatne radne smjene nakon što tjednima do njih ne bi dopro trak sunca. Stanovnici centra danas taj dio grada zovu opasnim, turskim, arapskim, rjeđe samo periferijom. Pročelje današnje bolnice podsjeća na blokove kontejnera na teretnom brodu. Tu je ponekad moguće zateći dječake kako se nadvikuju i igraju na olupini brodića podno brdašca uz bolnicu. Brdašce je umjetno, čine ga ostaci ljudskih tijela koja ovaj svijet nisu napustila smrću koju u gradu zovu prirodnom. U posljednje vrijeme naselje je oblijepljeno naljepnicama, išarano parolama, ponekad se osjeti miris zapaljenih automobila, s bolničkih prozora lakše je uočiti policijsku patrolu od slučajnih trkača. Mjesta za slučajni susret nema, tek pokoja klupa i telegrafski stup uz rijeku s obavijestima o odbjeglim mačkama i psima. Mnogo rjeđe se tu zalijepi osmrtnica, obavijest o nestaloj osobi ili tjeralica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">***</p>



<p class="wp-block-paragraph">16. 5. 2021.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sjedi u čekaonici bez prozora i osluškuje šum jake proljetne kiše, iščekuje novu dozu cjepiva protiv tetanusa. Jučer je napunila dvanaest dana bolničkog staža, od jutros leži u krevetu na trećem katu na odjelu za hitne slučajeve jer za kosti polomljene policijskim napadom odjela nema. U čekaonici otkopčani šlic, klopot požutjelih klompi, gaze koje se jedva drže pred konačnim padom, ljudi u kolicima bez udova, plavokosi dječak ne skida oči s nje, kad mu se nasmije djeluje kao da ga je probudila. Krivo srasle kosti, pogrešan izgovor prezimena. Nekoliko izmrvljenih, tegobno izgovorenih riječi, kašalj iza zatvorenih vrata, škriput. U sobi ustajao i topao zrak, stane pred doktora, prstima nabora kožu na trbuhu i nijemo gleda kako igla razuvjerava tetanus od njenih modrica. Svakog se jutra posljednjih tjedana taj susret uvježbava kao probe koreografija socijalističke omladine, dogodi se i prođe. Spusti majicu, tijelo se giba kroz sobu bez prozora praćeno sestrinim pogledom prema izlazu doktorske sobe. Prigušene riječi, zveket alata i krhotine šaptaja, potom lift koji svaki put zvuči kao grmljavina što prostruji zgradom i svrši se bljeskom pri otvaranju vrata. Stisne tipku s brojem tri, dlanove zagura pod pazuhe, sklopi oči i približava se prozorima s pogledom na kišovit dan. Sve što se odavde čuje: jeka koraka, odumirući glasovi, dobovanje kiše. Prođe pored sobe za molitvu. Obrisi predmeta u bolnici koji s odlaskom dana napuštaju svoje polusjene, malo toga preostalog za dezinfekciju. Slučajno je ovdje, nije tražila da se tu zatekne; ruka koja se istrgla tren pred napad policajca koji ju je oborio na tlo i pretukao presudila je danima koje provodi pod nadzorom. Jutros su je preselili u treću sobu otkako je u bolničkom krevetu više nego van njega, a otad je u prizemlju dvaput kupila paprat koja izgledom ne odgovara svom taksonomskom imenu i prezimenu Nephrolepis exaltata. Svaki pitar košta euro. U prizemlju sve biljke liče na plastično cvijeće.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Na mobitelu znak za bezvučno i prizori dnevnih vijesti na zaslonu ‒ djeca mašu plastičnim posudama, prazne su, zatim jedno dijete govori, majka s razvezanom maramom preko glave i ramena, tijelo djeteta na njenim dlanovima, suze joj se miješaju s prašinom i krvi. Na dnu ekrana prijevod toga što unesrećena žena govori na engleskom. U sobi nije sama, još uvijek je ne uspijeva nazvati svojom ni njihovom, taj kojeg bi trebala zvati cimerom drijema. Odustaje od vijesti, prstima prelazi po ekranu i glas Kourosha Yaghmaeia poput toplog mlijeka sa šećerom karamelizira dan</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp; Kad bijes sruči se s mojih trepavica,</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp; Ta bujica jada već nam je uništila grad.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Na stolici uz bolnički krevet drži knjigu, dvije naranče, punjač, oznojenu potkošulju, duhan i pasoš. Moja oka dva… prekrivena kišom, prigušen glas dopire ispod plahte. Pogleda prema njemu, nepomičan je, opružen, kosa mu proviruje iz plahte. Zastane i čeka da nastavi. Želi se uvjeriti da joj se nije pričinilo. Tiho zapjeva trudeći se ne nadglasati glas iz zvučnika, zatim strese glavom kao da se pita otkud to i nelagoda joj blago otvori usta, nabora čelo kao vodu u lavoru ostavljenom u dvorištu kad naiđe vjetar.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sestra mi je udana za Iranca iz Isfahana, uvijek je pušta kad je dobre volje, kaže ne mijenjajući položaj pod tom plahtom pod kojom ga grije dah. Stoput sam je čuo, doda i ne podiže glavu, ne naslanja je na jastuk, još uvijek ukočenih ramena, sad ipak čuje njegov udah. Zatim slijedi dvadesetak beskrajno otegnutih sekundi tišine, zna na kojem je odjelu. Iz plahte napokon izmili tamnoputo lice žućkastog sjaja i natprosječno crnih očiju, duga i gusta, kovrčava kosa zatalasa se za glavom, nagne se prema njoj, potom cijelo tijelo osloni na bok i rukom podupre glavu. Autoportret oboljelog, nedostaje tek dozrelo grožđe na plahti pred prsima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pluća, duboko izdahne pa upita, a ti?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Polizei, odgovori nakon nekoliko sekundi premišljanja kako da kaže da je pretučena na protestu i iskrivi usne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cijela soba škripi od pomicanja tijela. Većina u bolničkim sobama zna za proteste koji su ispunili Berlin posljednjih tjedana. Više je ništa ne pita. Perzijski puni sobu tihim stihovima, on se načas prepusti tihim vijestima na zaslonu, brojevi: šezdeset pet tisuća bombi, osam tisuća šest stotina šezdeset troje djece, sto trideset dva izvora vode. Prstom dotakne desni dio ekrana, prekinuta predstava, ponovno udesno, bojkot lučkih radnika protiv ispostave oružja.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bio si pušač?, iznenadi ga pitanjem. Oblači trenirku pa vjetrovku, ne gleda u njega.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Još uvijek jesam, tad pogleda prema njemu, dohvati duhan, pruži mu ga i podignutih obrva ponudi da zapali s njom.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Posjedne ga u kolica i dok to čini odozgo mu promatra kosu, nema sijedih, nagne se prema njemu i upita kako se zoveš, Walid, a ti, zdravo, ja sam Mahsa, zdravo, freut mich, i skrene pogled s ogledala u liftu kojim ga vodi pred bolnicu; tamo dijele duhan i gledaju kako se patke stapaju s bezličnim zdanjima blokova boje pijeska nakon kiše i olovnim nebom. Cjepkaju priču bez žurbe, pušači koji često pletu nit u tuđini prostora, aerodroma, kolodvora, bolnica; s večeri kad čitavi gradovi padnu u komu, ponekad i čitave zemlje; oboje znaju značenje riječi el ghurba bez da su to međusobno provjerili, nešto kao ljudi koji najednom pronađu utjehu u tikovima koje dijele sa strancem što sjedi u jutarnjem vlaku, uvjere se da nisu jedini odrasli na planini, bez majke ili u kući s malo prozora. Ljudi koji su nekoć možda negdje i pripadali, sad više ne pripadaju.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Razgovor teče bez zatečenosti, priča i duhan suše grlo. Odrastao je u Tunisu, u Menzel Bourguibi, roditelji su se tu doselili i zaposlili kao metalurški radnik i profesorica francuskog, majka mu još uvijek živi između tuge i napadaja panike na krajnjem sjeveru u umjetno stvorenom mediteranskom gradu za nekadašnje radništvo koje se danas ne može pohvaliti penzijom, samo raspršenom djecom i bijedom koja i mnoge među roditeljima tjera na trula obećanja Zapada, i tako krajem prvog desetljeća toga zastrašujućeg tisućljeća u koje su tek zakoračili seli u Pariz, potom u Berlin, upisuje medicinu, nakon tri godine napušta studij skrivajući to od oca još naredne tri, postaje otac djevojčice čiju je majku do trenutka začeća vidio tek jednom, mala Amal više nije tako mala, sad ima devet godina i ne zna točno zašto je otac žut, mršav i teško govori, trudi se držati je podalje od rendgenskih snimki svojih pluća i razloga za odbijanje kemoterapije, često se vraća u krajeve gdje toplina smjesta po izlasku iz aviona napadne putnika i čije tamnozeleno šiblje naviklo na to prašnjavo tlo i prastaro kamenje sad podsjeća na njegovu tamnu put koju žutilo polako prekriva kao plahta mrtvaca, načas se zaustavlja i djeluje kao da su mu se misli razbistrile, želi izbrisati izgovoreno i istrijebiti prezent iz riječi, govora, povratiti ga u ustaljenu priču o ono malo slika u koje razvijemo život kad ga poželimo na brzinu izvjesiti kao oprane zavjese s početkom proljeća, taj prezent što koristi dok priča o sebi i što u grlo nadolazi poput jecaja koji je ipak moguće potisnuti, zatim je pita vjeruje li da se pred smrt zaista redaju slike kao pisma i reklame što poštar jedno za drugim gura kroz prorez na vratima ili je to sekunda u kojoj ne razaznajemo ništa, poništenje, blještavilo, prasak i bijeli šum, ona tad ugleda njegove požutjele zube i pomisli treba li mu sada kazati što je o tome slušala od starijih, no preduhitri je i najednom u prošlom vremenu spomene svoj posao, nije bilo jasno što je to točno radio, nešto na televiziji, spomene riječ broadcasting, je li bio novinar ili urednik, pa doda ma nevažno, komplicirano je, možda je bio snimatelj, prevoditelj, možda ipak nešto u produkciji, ljudi koji obično ne kažu točno kako zarađuju za život po svoj prilici ne vole to što rade, a nju nije pretjerano zanimalo tko ga je i gdje tjerao da provodi sate, kao mali je htio biti boksač, pa glumac, nikako doktor, i tad istim, potpuno mirnim tonom doda da nije priželjkivao ni ostati u Berlinu i možda ga je to obnavljanje pokušaja bijega bacilo u samoću, samoća u pušenje, pušenje u bolest i iščekivanu smrt, a možda je sve to bila utjeha da se štogod ipak sastavi u priču od koje pušače sad obuzima nespokoj. Osim pacijenata s cigaretama, tek pokoji šetač s psom. Pita ga&nbsp; što mu je ovdje najgore. On skupi oči kao da mu se pred nataloženim kapcima ukazao odgovor i izusti vjerojatno viza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prije šest mjeseci predvidjeli su mu dva, otad je promijenio tri bolnice, rak mu je proždro pluća. Što li se dogodi s rakom kad čovjek umre, pomisli da je sigurno imao vremena da se to pita, ali to se ne pita. Nada koja sad zaudara na cinizam, natjerala ga je da povjeruje da će mu škripa tog kreveta na hitnom odjelu biti posljednja. Nije djelovao kao nesretan čovjek, više kao netko tko je iskusio bol i možda ga mjesecima znao cijediti, pravilno raspoređivati po predvečerjima. Lepet krila nad kanalom.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A ima li nešto da ti baš znači otkad si ovdje?, odmah je poželjela vratiti pitanje, izbrisati ga u obliku koji je sad neminovno čekao da bude propucan odgovorom.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cigarete, njegov izraz lica poništi njezinu nelagodu.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mahsa odvaja polutke šipka i rukama što mirišu na duhan vadi zrna ploda i pruža mu ih. Dok ga sluša, osjeti nalet tjeskobe zbog slike oca koji je umro od srčanog udara prije dolaska na sud za vrijeme procesa za skrbništvo nad njom i mlađom sestrom.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A kako si završio ovdje?, upita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Slučajno, nisam namjeravao ostati, zavalio se u kolica bez uzvraćenog pitanja. Znaš kako kažu, putnici nikamo ne kreću misleći na povratak, doda i okrene se prema bolnici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pitanje se odnosilo na njegov dolazak u bolnicu. Zgnječila je cigaretu i odgurala ga do lifta, potom niz hodnik do sobe, a onda u tišini do kreveta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">***</p>



<p class="wp-block-paragraph">17. 5. 2021.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Donese oprane trešnje, stavlja ih na tanjur koji položi na stolicu pored njegova kreveta. Pita ga želi li s njom sići i zapaliti. On cokne. Lijevom rukom otkine trešnju i niz vilicu mu se sruči kiselina. Iz mobitela se začuje vriska, tup zvuk i bučanje aviona. Prstima odlučno stiša zvuk. Ona siđe pred bolnicu i prije dima udahne miris lipe koju je nanio vjetar. Jako sunce i dioptrija, izmaglica oko stabala s druge strane kanala i oblak komaraca nad površinom, svakog časa će se rasplinuti. Rukama obgrli koljena i zatvori oči, udahne prvi dim. Pročitala je negdje da su se tu nekoć nalazila vrata grada. Ovaj grad malo što pamti od davnašnjih vremena. Cigareta obješena o usne, jedno oko zatvoreno da dimu zapriječi put u oko, najava tjeskobe. Ispljune gorak okus duhana i trešanja i odlazi po dnevnu dozu cjepiva i pregled. Danas nema pacijenata, u čekaonici nitko, kuca na vrata i sestra dobacuje Moment, bitte!, zatim izlazi majka s dječakom, majka se okreće i zahvaljuje doktoru milujući dječakovu kosu, ulazi ona. Proceduralno, bez mnogo riječi, ubod, otrov ubrizgan u labirinte krvi, opipavanje tamnih otoka na koži, pitanje, kratak odgovor, najava novog rendgena, uputa, zatim ponovna razmjena pogleda s ubogim starcima u predvorju bolnice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Walid piše desnom rukom, zdesna nalijevo, ona s kreveta vidi da su papiri ispunjeni izblijedjelim linijama. Uzima knjigu, trudi se čitati, i bol zna za teatralnost, čita svoje misli, korice su joj štit da je ništa ne omete, izmakne ih da vidi što radi. On uzima kompjuter, kuca po tastaturi pa čita, potom ga sklapa i sprema uz krevet. Mahsa poželi uzeti mobitel u ruke i zumirati papir da vidi što piše, odatle izgleda da piše posvuda, ostavlja tragove gdje se papir bijeli. Uzbuđenje prerasta u ogorčenje. Zazvoni joj mobitel, najprije sluša glas s druge strane slušalice. Walid je ulovi pogledom, doima mu se manjom nego što je jučer bila, sluša kako se njen engleski izmjenjuje s nerazgovijetnim piskavim glasom s druge strane slušalice. Pokušava se sjetiti na koga ga podsjeća njezin naglasak. Volio bi zapaliti cigaretu i prepustiti se slušanju njenog glasa, misliti na ljude i naglaske koji ih odaju. Dok sluša, uzima mobitel i otvara Instagram. Tri blaga udarca prstom po ekranu uprizore: dječaka koji prodaje korijandar na razrušenoj ulici i govori o cijenama, muškarca koji se s kćeri kupa u moru i govori da vode nema, njemačke ministre kulture kako nešto govore gledajući čas u kameru, čas u novinara, plješću, zatim ne plješću, sve praćeno ozbiljnim izrazima lica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Završava razgovor naslonjena na jastuk što je brani od hladnoće metalnog kreveta i kroz smijeh mu kaže da je osjetila zaljubljenost u glas kolege s posla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne sjećam se uopće kako tip izgleda, ali taj glas i govor, čovječe, kao kad se zaljubiš, a ne znaš u koga, Walid promatra kako se rumeni postajući glasnija dok ismijava čas sebe, čas svoju simpatiju.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ispriča joj kako je u srednjoj školi na satu arapskog napamet naučio Ibn Hazijevu pjesmu iz knjige Golubov prsten, Ṭawq al-Ḥamāmah, o mogućnosti čovjekova zaljubljivanja u glas, rukopis, sliku, u misao. Pjesnik se zaljubljuje u sve to bez da ikad pred sobom ugleda ljudski lik. Tih dana mu je Mansour, prijatelj iz razreda, poklonio fotografiju djevojke izrezane iz nekih novina, duge smeđe kose i zelenih očiju, blistavih bijelih zuba i njemu tada nepoznata izraza lica ispod kojeg je pisalo Evropska djevojka. Rekao mu je da mu je dosadila, da se ne želi više dopisivati s njom i da mu prepušta druženje preko tastature. Bile su to prve godine interneta i bio je to prvi put da se zaljubio u nekoga sa slike.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mahsa se smije. Na vrhu otkriva mali vrt i pogled na krovove zapadnog Berlina, možda je to pred njom napokon točna definicija toga što ljudi zovu downtown. Potom popuši dvije cigarete i prošvrlja bolničkim katovima. Vrati se u sobu, nema ga. Odšeće do prozora. Otamo prizor slučajnih šetača uz rijeku, zamagljena stakla na parkiranom automobilu, sve osunčano. Na njegovu krevetu nekoliko papira, pored kreveta svežanj upisanog. Osvrne se da provjeri da nije iza nje. Pogledom prijeđe po papirima i prepozna njemački, prekrižene riječi, u kutu papira arapski dijakritici, na vrhu stranice naslov Nur über meine Leiche.1 Jedan od papira nije ispisan kaligrafijom; formular s pitanjima, Osjećate li vrtoglavicu ili patite od mučnina? Patite li od neke kronične bolesti? Pored svakog pitanja dva mala kvadrata □□ za mogućnost izbora između da i ne. Svi kvadrati u stupcu pod odgovorom da su prekriženi. Pogleda prema svežnju pored kreveta i tu zadrži pogled.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sad si postala i svjedokom, dobaci joj s vrata i nasmiješi se, rukama načini polukrug i odgurne kolica. Ona se ukopa i osjeti nalet nelagode na licu.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Svjedokom čega?, okrene se prema prozoru pa naredi sebi da ne skriva pogled i uperi ga prema njemu premda sigurna da je još rumena.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ti jednog testamenta, ja jedne špijunaže, namigne joj, skupi papire i legne u krevet.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Provela je poslijepodne gledajući rasprsnuta tijela, bešumni plač ljudi pred gubitkom svijesti i svoju nelagodu.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dugo ne može zaspati. Odsjaj ulične rasvjete s kanala prodire u kut sobe. Ne vidi obrise tijela na krevetu. Tiho upita spava li. Nema odgovora. U nekom trenutku on promrmlja nešto u snu, kao da riječi grgore iz bunara.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ponovno tišina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">San.</p>



<p class="wp-block-paragraph">***</p>



<p class="wp-block-paragraph">18. 5. 2021.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dok mu pomaže rotirati tijelo da padne na leđa, sjeti se pokreta skakača s kopljem i njihovih gipkih leđa. On propada u svoju tjeskobu i svakom minutom čini krevet lakšim.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leže, svatko u svom krevetu, pod plastičnim oblakom tišine koji odagna tek prolazak neke medicinske sestre ili pisak kola hitne pomoći parkirana pred bolnicom. Kao zaklon od zaraze i pogleda oboje drže mobitel pred sobom. Kod nje: bijeli fosfor poput šećera u prahu pada i raspršuje se na grad, doktor oživljava djevojčicu na jurećim nosilima, tenkovi na obzoru sela,&nbsp;sveučilišna profesorica koja uz kratak opis u gornjem dijelu ekrana govori o svom otkazu zbog otvorene kritike te mašine smrti, vojnici puškama guraju nenaoružane muškarce, u Napulju crtači grafita u solidarnosti s globalnim jugom, u Iranu teokrati dali veće ovlasti moralnoj policiji.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Jesi bio kad u Iranu?, izroni glas i prene ga u gledanju vijesti (u tom trenutku dizalica ruši osnovnu školu; neće ugledati pucanj vojnika u oca koji se opire rušenju). Spusti mobitel na trbuh, pogleda je i u prsima osjeti natruhu zahvalnosti što ga je u tom času omela u gledanju prizora koji odatle ne može vrisnuti, iz tmine žuči, tog otvorenog mora ispod bolesnih pluća u kojem osjeća potop sidrenih blokova što bešumno tonu na dno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Jesam, ali davno. Zagleda se u nju pa upita, A kad si ti otišla iz Irana?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tog časa htjela mu je kazati nikad, ali pomisli da nikad rastužuje čovjeka dupkom punog tog odgovora. Nije mogla zaboraviti dan kad je njeno ime dobilo nov izgovor i postalo Makze Noroutzpour vibrirajućeg r, vedar dan ranog ljeta na sjeveru kad je avionom dospjela u grad bez planina, bez magle i bez stabala gorkih naranči poredanih uz goleme vijadukte pune propagandnih plakata protiv Zapada, bez mukarni i golemih, oblih kupola, bez neplanske gradnje, grad u kojem se rolete ne spuštaju i u kojem nema žena koje skidaju hidžab u autu u inat suputnicima, grad bez topline, opsjednut sobom i svojom poviješću.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nekad mislim da nije moguće otići iz Irana, premda već deset godina nisam tamo, kaže.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naslutio je odmah što želi reći. Smrt je bila tajanstvena, nedokučiva, odlazak iz zemlje nije.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Napustila sam zemlju, ali nikako da oni napuste mene, uzme duhan i počne motati cigaretu. Nabora čelo i ponudi ga.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oni?, odbije naglim pogledom nagore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Moralna policija, kaže dok oblizuje ljepilo rizle. Mjesecima me prate, i tad ga na tren pogleda u oči u kojima nasluti njegovo zanimanje za njenu priču, kao da je pita kako to zna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">U tom času zamisli kako da čovjeku u kojem se svakog trenutka odvija regionalna invazija na obližnje tkivo elegantno ispriča o siluetama u zoru i predvečerje jer tad strah nabrekne i lako dopusti pjenu na usta, o strahu od nepoznatih muškaraca u automobilima nečitljivih registracija, strahu od brzih koraka i okrznutih ramena u podzemnoj, na stubištu, u snu, strahu od svog odraza u ogledalu i naglo ošišane kose, prevelikih kapa da je pokriju, strahu od tuđe odjeće i neulegnutih kreveta, od buđenja u privremenim prenoćištima i trenucima pred zoru kad razaznaje posve bijele prostore i tijela, o strahu od ruke na ustima i nečujnog krika, o želji za zubima i krvi iz ruke, o ptičjem osjećaju neprekidnog straha sklonjenom u tijelo bez utočišta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gledaj, sestrična mi je izgubila život zbog snimanja policije na ulici tu noć kad su oborili putnički avion, bijes je govorio iz nje. Gubimo živote zbog snimke mobitelom, a potom nešto tiše dodala, ili zbog straha od tih snimaka.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Htio joj je reći da dobro zna za taj strah. Svijet pun snimki i fotografija i zapisa i knjiga i priča, pravde nije pun. Ni to nije rekao. Mogao ju je upitati tko je od njenih poznanika bio na ulicama kad su ubili Minu, za koga drhti kad pucaju na ljude, kako dolazi do majčinog glasa kad ugase internet u čitavoj zemlji, gdje skrivaju stvari znajući da im policija može upasti u stan i zaplijeniti dnevnike i fotografske negative, ali je samo kimnuo i iskrivio usne u nešto nalik jadu. Mogao joj je kazati da dobro zna kako je doživjeti dan koji bi mogao biti posljednji. Zamisli da joj to kažem, prošlo mu je kroz misli ‒ glupavo, neukusno mudrovanje i lekcije o životu koje će dotjerati bolesnika na samrti i ljestvicu patnje. Uz lutanje misli, sobu je ispunila napukla fiziologija i kroćenje temperamenta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poželio je da ona neprestano govori. Njene blijede usne htjele su se obračunavati s gradovima i ljudima do kojih mu sad nije moglo biti stalo kao prije karcinoma, nije ih dovoljno poznavao niti je imao snage zamišljati ih kako se iznureno kreću kroz tunele priča. Promatrao je kako joj benigni pokreti ruke prate dikciju. Njezine buljave oči boje zemlje blistale su u slučajnostima koje ostavlja za sobom; bio je čovjek pogođen svojim nestankom. U iscrpljeno sjećanje fiksirao je njene kovrdže i crte lica, ono nužno da bi je dodao u projekciju nasumičnog redoslijeda oštećenih negativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Htio joj je reći da ga zagrli, da ga mrvu jače stisne dok ga tako grli i izrekne mu tiho utjehu, da otrgne komadić svog entuzijazma za životom i postavi na panj stabla koji za njim ostaje, među godove i neočekivani lišaj, htio je da mu kaže da će njegova kći izabrati lijep kurziv kad jednom pažljivo bude prepisivala njegova pisma, da će zaboraviti zagasita jezera pod njegovim očima i sate svake njihove razdvojenosti, da će se kilometri bijega skupiti u oblak koji će uništiti posve običan, sunčan dan, htio je da mu omogući još jedan udisaj da u potpunosti ispune pluća planinskim zrakom po završetku pljuska, da mu obeća kontrakciju tim umirućim plućima nalik tektonskim pločama nakon potresa, trenutak prije nego će napustiti svoju sjenu kao natopljenu rukavicu na pultu dok oni sad novim medicinskim postupcima provjeravaju je li još uvijek živ prije nego sa sigurnošću upišu vrijeme smrti i nečitljivo se potpišu, htio je da ga uvjeri da će se nasukati na arhipelage tuđih sjećanja, umjesto toga zakašljao je i rekao Molim te, mogu li te zamoliti da otvoriš prozor i dodaš mi čašu vode?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naravno, razveselilo ju je to, odala ju je boja glasa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Otvorila je prozor, prišla mu s čašom vode i tad je osjetio miris njene odjeće. Tko zna počine li i mirisi suicid uz slabašan vjetar za koji kažu da prati posljednje slike djetinjstva tik pred smrt.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Brzo je utonuo u san. U zoru je čuo zvuk kotačića transportnih nosila i viku medicinskih sestara. Dan je bio vedar.</p>



<p class="wp-block-paragraph">***</p>



<p class="wp-block-paragraph">19. 5. 2021.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Kucanje na vratima istrgne je iz sna. Okreće glavu na drugu stranu i primijeti da Walida nema. Sat pokazuje devet i dvadeset. Ponovno kucanje. Da? Uđite. Dva policajca i doktor kojeg ne poznaje na vratima. Osvrću se po sobi kao da ne traže nju, zatim je fiksiraju pogledom i kažu dobar dan. Uzvrati i dlanom prelazi preko lica želeći s lica ukloniti umor, iznenađenost i provjeriti prepoznaje li ikoga od prisutnih. Doktor kratko kaže da je moli da prije doručka popriča s policajcima, moraju je ispitati, neće dugo. Želi ih upitati gdje je Walid, ali samo kimne. Uspravi se, osjeća nelagodu i poželi da je razgovor već svršen. Predstavljaju se, došli su je kratko ispitati o njenom bolničkom cimeru koji je jutros preminuo (ne dodaju nažalost, nema sućuti, nema formula za smrt), nekoliko trenutaka svi šute, ona očekuje da jedan od trojice nastavi i spomene njene hematome, njihovog kolegu na njenim leđima ili bar izvještaj o prosvjedima, a kad se to ne ostvari, zamoli doktora da ode na toalet na katu i odmah se vraća, što i učini. Osjeti kako joj nemoć preplavi čitavu površinu tijela pod kožom. Kad se vrati, počnu je ispitivati, gotovo naizmjenično postavljaju pitanja nakon upozorenja da im ispriča sve što zna o Walidu.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nekoliko trenutaka šuti, usta su joj sad napola otvorena, gleda u doktora koji ustaje i odlazi do prozora, tad počne govoriti o jutrima i cjepivima protiv tetanusa, čini joj se da nije išao na kemoterapije, bio je otac, pomisli tad da je bio otac koji je negdje ostavio oporuku, ali to preskoči u grozdu priča iz skorašnje prošlosti; bio je mlad, kaže. Lecne se i uzvrati pitanjem što će im sve to. Policajci se načas pogledaju, onda jedan pogleda u strop ili zakoluta očima i udahne, potom mlađi i bljeđi kaže da istražuju kako je došlo do toga da zaposlenik javne televizije izbjegne potpisati kodeks ponašanja prema izvještavanju o Izraelu i tako bez cenzure objavi intervju vođen s palestinskim novinarom u Jordanu. Koji novinar, upita ona, policajac pogleda u stranu kao da nešto traži u kutu oka, zatim vadi papir s nalogom. Novinar se zove Ali Hasan Abusaylam i prije tjedan dana je čula dio tog intervjua na Instagramu, no u njemu tad nije mogla prepoznati Walidov glas ni ime u opisu pod videom.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Bio je to tek početak njegovih problema. Znala je da je to jedna od propisanih priča o moći. U djetinjstvu se naslušala priča o moći, sve&nbsp; perzijske bajke o moći počinju rečenicom Bilo je tamo i bivanja i nebivanja, ničeg drugog nije bilo osim Boga.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Kad su završili s ispitivanjem, a ona s polovičnim odgovorima, doktor joj je kratko zahvalio, podsjetio je na doručak i najavio dolazak dva nova pacijenta u sobu. Imala je još nepuna tri dana u bolnici pred otpust.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Provela je dan gledajući vijesti na mobitelu i pušeći pred bolnicom. Na malom zaslonu gledala je usporenu snimku bombe koja pogađa bolnicu, bolnica se raspline u bezbroj komadića poput toksina u plućima pušača na samrti; raspadnuti aparati, komadi tijela, beživotni udovi pod ruševinama sivog betona, glasovi do kojih nitko neće doprijeti. Tu gdje je do pred koju sekundu stajala bolnica, sad nema ni kapi anestezije ni vode. Tu kuda su jučer vodili hodnici sad nečujno teče samo krv.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Legla je u krevet i počela jecati. Onda je ustala i umila se, više puta vlažeći lice vodom, potom je ručnikom do očiju prekrila lice i pogledala se u ogledalo. Ne sjeća se kad se zadnji put zagledala u svoj odraz u ogledalu. Nije osjećala olakšanje zbog nastavka svog postojanja. Žuč joj je proizvodila valove pri pomisli koliko je gorak, sramotan opstanak kad je izboren u samoći.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Popila je tablete za spavanje. Tišina se opet nametnula, skliznula je u noćnu moru o kojoj &nbsp;je ujutro nitko od novih cimera u sobi ništa nije pitao.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>PAVLE&#160;ALEKSI&#262;:&#160;I pas me vi&#353;e ne&#263;e voleti&#160;(2024)
</title>
		<link>https://forumtomizza.com/it/pavle-aleksic-i-pas-me-vise-nece-voleti-2024-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivana Martinčić]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Dec 2024 10:15:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lapis Histriae IT]]></category>
		<category><![CDATA[Lapis-racconti]]></category>
		<category><![CDATA[testo]]></category>
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					<description><![CDATA[Lapis Histriae 2024: TERZO PREMIO
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Zastao sam, okrenuo se, čekao ga dok je silazio niz brdo – zasenjen naspram sutonskog neba, silazio je sa štapom niz tamnu stranu brda, a onda purpurni trag aviona iza njegovih leđa što se diže iz daleka, dok je on zalazio sve dublje pod senku a avion nastavljao da se diže, diže, diže u nebo.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tog jutra ću da ustanem i ubiću psa – i pas me više neće voleti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vratiću se i ići po dvorištu, pre nego što operem ruke popiću rakiju, tražiću upaljač po kuhinji pa ću šetati sa upaljačem bos po još mokroj jutarnjoj travi i setiću se da sam ostavio lopatu tamo gore na brdu – a onda ću da upalim cigaru što sve vreme žvaćem u ustima i sešću na stepenice zagledan u linije blata u linijama života u rukama – onda ću da odem i da operem ruke, i da bacim netaknutu cigaru u đubre, i žar će sagorevati kroz kesu – i sve to pre doručka:</p>



<p class="wp-block-paragraph">sada spremam doručak.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gledam vodu dok ne provri. I sa vrata njegove sobe – gledam ga dok još uvek spava. Pokriven do vrha spava, kao usred zime, tupo mrda ustima, a ja uđem i širim zavese po sobi, otvaram prozore, slažem mu stvari i šta će da obuče; on se budi, zakašlje:</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Kol’ko je to sati, kasnim?”</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Ustaj ajde da jedemo.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uzima naočare, gleda na sat.</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Jel mi stiglo iz suda nešto, treba da mi stigne…”</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Nema šta da ti stigne, ajde ustaj.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ostavljam ga dok se polako pridiže. Postavljam mu sto u kuhinji. Onda sedim za stolom dok je on još u kupatilu. Voda teče, stavlja zube, kašlje, doručak mu propada. Gledam na sat više zbog sebe no zbog njega, ustajem i stojim kraj otvorenih vrata u dvorište i gledam kako vetar smenjuje vreme. Na kraju mili kad se pojavi, seda za sto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Jedi sad, propade ti sve dok se ti spremiš.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stavljam mu džemper oko ramena, i opet vodu za čaj da provri, pre no što kaže bilo šta. A onda uzimam i sebi i jedem sa nogu nad sudoperom. Između zalogaja, govori: „Zato te i boli stomak. Sedi lepo…”</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Ajde ćale jedi samo molim te.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">On žvaće staro i mrljavo i u pauzama nastavlja da govori. Skupljam sudove i perem i trljam da operem ruke i blato u tankim pukotinama u šakama. Puštam vrelu vodu niz prste zamišljen nad svime što se u poslednje vreme dogodilo, a on opet o pošti i o sudu, kao da ga još uvek to drži i i dalje čeka nešto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Ama šta da ti stigne, nije ništa stiglo – jedi samo!”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Voda vri i nastavi da vri. Puštam ga da pomene nešto ali ne govori više ništa. Skuplja mrve oko tanjira salvetom. Vraćam mu nazad čaj za sto, on žvaće, gleda napolje. Kažem da ću da idem da kosim uskoro. Pitam šta da mu donesem iz prodavnice. Kažem da treba da se očisti boks i da držimo od sada drva u boksu. Stojim nad njim, gledam u njega.</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Nemoj samo da rintaš puno.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Jede.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A kroz otvorena vrata u dvorište, gde zavesa oko ivica vrata vuče i vijori napolje, i gde na stolu ispred u dvorištu, sva u jutarnjem vetru i u pozno-letnjem suncu poluzatvorenih očiju sedi jedna siva mačka, rep joj visi sa stola, sedi i sklapa oči sporo, i oči gledaju ka nama. Uvija rep niz sto, svaki delić dlake pojedinačno njiše se, povija suncu, kako se i dugo nekošene travke povijaju u ogromnom polju iza nje u koje ni ne gleda, iz kojeg kao da izvire, a preko kojeg neumoljivo sporo a vidno prelaze samalački oblaci, i trava podrhtava od vetra, i kuća stoji preko i sa druge strane tog polja, i stoji pod oblakom što preko kuće prelazi, a ja stojim sa krpom u rukama nakon što sam krenuo da brišem sudoperu, a u stvari ne znam kuda sam krenuo tog jutra, i gledam tupo u tu mačku i to polje i tu kuću i tu senku oblaka nad kućom što se kao čaršav povlači, i povlači preko polja i ostavlja kuću obasjanu pod suncem, sa cvećem na terasi i sa nekim što otvara prozore na spratu kuće. Zakoračim, krenem – mačka raširi oči, ukruti, pa za sledećim korakom već skače sa stola i za vratima nestaje. Oblak se kao talas preko mladog polja približava, sto je sada prazan, zavesa – sve se menja. Menja se.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oblaci kao sante leda. U suvoj, visokoj travi, među šipražjem. Vodi staza. Zov insekata i nagli daleki lavež, i vezane krave u polju. Odlazim u prodavnicu preko polja i vraćam se znojav i sa lubenicom. Sečem je da stane u frižider i pijem hladne vode i kašiku kiselog mleka. Navire vrućina preko dana, preko suve zemlje, kao da navire niz brdo. Po životinjama i po ljudima. On u sobi, iza zatvorenih vrata, verovatno spava.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Posle doručka i posle prodavnice, kosim donju polovinu dvorišta da završim pre velike vrućine, oko prilaza i kanala i ispred ograde. Gledam samo par koraka ispred sebe. Visi radio o kosilici. Dižem pogled i vidim ga u gaćama i u majici, stoji kraj stola u dvorištu bez ideje o mestu, saginje glavu koliko može i po žbunju traži nešto. Gasim kosilicu i čuje se muzika u podne dok jurim prema njemu:</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Pa što si go sada šta radiš?!”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diže ruke ispred grudi, zove me Peđinim imenom. „Tražim…”, kaže, pa smišlja, „Pantalone tražim.” U crnim je čarapama na betonu, tako na suncu noge su mu bele, pretanke, stoji kao da stoji na ledu. „Gde si mi stavio pantalone?”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vodim ga unutra, prostirem pantalone na patos, stavljam ga da sedne na krevet, dižem mu jednu po jednu nogu. Promukao dok ga oblačim, viče: „Pa šta&nbsp;<em>jao bože</em>, šta ja da radim!”</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Čekaj, drži se za mene. Čekaj ćale, čekaj!”</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Ne mogu samo da ležim po ceo božiji dan.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Hoćeš napolje il’ ćeš unutra, odluči se?”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gleda po sobi kao da gleda u mraku. U stranu pa dole po podu: „Ti se samo dereš”, kaže. „Kao da sam ja lud.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Ne derem se nego ne čuješ.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Stalno si ljut nešto… Sve vreme. Šta, šta ja da radim više…”</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Ne ljutim se, pitam te – ako hoćeš napolje daj da te obučemo i sedi u dvorištu.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Masira, gura prste u oči.</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Ima lubenice. Kupio sam ti lubenicu. Dođi sedi u dvorište, taman dok ja kosim da se o’ladi malo u frižideru. Ajde.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oblačim mu košulju, uzimam ga za ruke da ustane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Ajde, lepo je vreme, toplo je napolju.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vodim ga za sto napolju gde seda i sledećih sat vremena sedi za stolom, čita novine, sklapa oči polako i diže oči u nebo. Sav u suncu, gleda niz dvorište u mene kako kosim.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovo je kuća koju je izgradio. „Ovo je sve naše”, govori – kao da smo u Sokobanji. Ali naša je zemlja samo uzani pojas na pola brda, nekoliko desetina ari. Među svom tom tuđom zemljom. Na tom je mestu pre četrdeset godina iznedrio letnju kuću u kojoj sada on i ja živimo, u proleće, i u leto, u jesen, zimu. I tako od zimus. Kuća pod brdom i za brdom zaseok – govorio sam: „Tu sam sada”, kad po selu pitaju koliko ostajem.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Posle podneva, šeta oko kuće po betonskoj stazi gde je još hladovina. Gledajući od kuće uz brdo, visoka trava – krzno na vetru. Sve što je u selu je na drugoj strani i svakoga jutra idem preko brda. Kasnije sedimo za stolom u dvorištu, iseckana mu lubenica uz krišku hleba – jede s’ hlebom kao što jede grožđe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Šta ćeš da jedeš sutra?”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sleže ramenima. Iz dana u dan izvlačim stvari iz njega.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Srče sok, crveno mu niz bradu, među belim dlačicama što treba da mu obrijem – klima glavom.</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Šta?”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sleću mu muve, rasterujem mu sa tanjira, on briše usta: „Šta god ima”, kaže.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sedimo i mirišem travu, tek pokošenu. Kad sam bio mali, kad je kosio, govorio je to trava zove upomoć. Sad kaže to je poslednji trzaj žive biljke. Kao kad muva sleće na prste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Penjem se na brdo po lopatu i kad se vratim pale latice ruža su pseći jezici u raskopanoj zemlji. Naprežem sebe da ne vidim. On unutra leži i u hladovini spava. Novine mu preko stomaka, gledam ga kroz prozor. Čitav dan da ne kaže ništa. Kasnije, dok grabuljam košenu travu na gomile, komšija prilazi putem, naginje se preko ograde, govori teško je to, selo nije prijalo psu, ovo je najbolje što sam mogao i da je šteta što je baš na mene palo tako nešto. Pita kako je sudija.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Kada ode stavim kafu, sedim za stolom napolju, čitam novine. Vrućina jenjava, oseća se na letnji kraj. Na ulici jure deca, šutiraju loptu o ogradu, za njima jure psi – sa kapije baba viče da se sklone sa sunca. On se pojavljuje sav usnuo, u stranom, kao da i nije tu, stoji na dovratku bos još uvek naspram dvorišta. „Šta je ćale?”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Drži se za stomak, gleda napolje: „A gde je Rada?”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Još čekam veče da zahladi, da uhvati vetar, da nakupim svu travu na gomilu. Da upalim vatru.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Osamdeset i šest godina ima. Do pre deset godina je radio. Rada je šezdeset godina jurcala oko njega. Na njegov imendan, pre šest godina, prešli su zauvek ovde, u praznu kuću, iz Beograda. Ostavili stan tamo Peđi, i&nbsp;<em>njegovoj</em>&nbsp;deci. Za mene to su bile poslednje godine Vankuvera. Stvari su onda još neko kratko vreme bile dovoljno dobre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sada: psi laju pred kapijom, on stoji nad kapijom – zviždi:</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Što ih gnjaviš, pusti ih.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prilazim s kolicima da izađem, da iznesem travu kraj kanala na gomilu – ali zastanem pred kapijom, hvata me sada strah pred tim psima, sav u trenutku odjednom. Naginje se, smeje, psuje ih, oni laju uz kapiju, njih dvojica:</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Ajde ćale, ajde da jedeš. Ajde sad će i vesti.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Kasnije stojim ispred dvorišta uz kanal uz vatru, grabuljam travu u plamen, ne dam vatri da se prospe dalje. Ubrzo priđu deca, okruže i zapitkuju, sve su bliža vatri a ja vičem: „Izgorećeš, beži, sklanjaj se odatle.” Psi što su bili i lajali više nisu, u travi su kraj puta, leže u daljini, čekaju. Udaljeni glas žene viče sa prozora deci, govori da se sklone od vatre, da uđu u kuću i to traje. Za njima odu i psi. Dve ptice prelete nisko nad ulicom i nestanu duž ivice šume. Potom nestaju glasovi dece što ulaze u kuću. I lavež negde daleko u dolini, što se jedva drži, skoro da ga i nema, nestaje. I što je skoro vetar, što huče dolinom kao reka, slabi. I na kraju, skoro a onda skroz i odjednom – sve mi se vrati: osećaj da mi je život u plamenu i da sve gori, a mi smo predaleko od vode, bez vatrogasca na vidiku – potpuno smo i savršeno sami. Sitni plamičci što se cepe od plamena i u vazduhu se gase i u travi nestaju – a on sedi kroz vatru gore, sa slamenim šeširom što sam mu malopre našao u ormanu, sedi kao brdo, kao dolina, kao poslednja stalna stvar koja to nije.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Okrenem se, pogledam gde i on gleda, preko ulice – oblaci kao rumeni obrazi nad vrhovima brda, u drveću, nad dolinom:</p>



<p class="wp-block-paragraph">tiho, tiho pada dan.</p>



<p class="wp-block-paragraph">To je predvečerje.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Po gašenju vatre odem i pobacam sve cigare u đubre. Uzmem iz frižidera belo vino, kiselu vodu, sednem pored njega za stolom u dvorištu, govori kako su se očerupale ruže duž staze. Govori kako nije mogao da me odvoji od tih ruža kad sam bio mali, da sam šutirao loptu u njih.</p>



<p class="wp-block-paragraph">„To je Peđa”, kažem, „Nisam to bio ja.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spušta mi ruku na koleno pa je tu drži, mljacka ustima kao da razmišlja. Pita gde je Rada. „Još je nema”, kaže.</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Nema, sutra će ona.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Šta će sutra, što sutra?”</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Ne znam ćale, pusti me…”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vraća ruku, ja ćutim, da ne govorim, kao da će da zaboravi. Ali nedostajanje mu ne ide nikuda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">„A Tanja, gde ti je ona?”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pale se ulična svetla preko doline. Od daljine, posle tolike žege, trepere svetla kuća sa druge strane niz ogromnu padinu davno okrenutu od sunca, ocrtavaju placeve sa drvoredima i linije zemlje niz brdo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Jel se ti sećaš kad ste bili mali kad smo vas dovodili preko leta, pa si video jagnje kod Miše, zaglavilo se u tarabi a ti je vučeš, ono skamuče, Miša viče&nbsp;<em>pusti je, sad će slava za koji dan</em>, a ti plačeš jadan, detence malo?”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Meko otiče dan kao voda. Ponestaje mi šta da radim da ukrotim vreme, da mi bude dan. Spuštam laktove na kolena, glavu u ruke: sunce se spušta i spusti nisko, isuviše nisko da ne može više opet da stane na noge – udaram u zid negde u sebi, na nekom mestu gde dugo nisam bio, negde gde se nikada nisam zadržavao, gde nije ostalo ništa više za čoveka da se uhvati – i nemam kud sa tim; a on žmirka u predvečerju, i zakopčava košulju, i talas raste kao oblak, kao tišina, i raste brdo, na pogrešnoj strani od sunca – i diže se vetar, i raste, raste ogromna udaljenost do sledećeg dana:</p>



<p class="wp-block-paragraph">„Imao sam baš lošu godinu ćale.”</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fulvio Tomizza
</title>
		<link>https://forumtomizza.com/it/fulvio-tomizza-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2024 11:08:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fulvio Tomizza]]></category>
		<category><![CDATA[testo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://novi.forumtomizza.com/?p=2003</guid>

					<description><![CDATA[Fulvio Tomizza&#160;(1935-1999) nato a Giurizzani, paesino della parrocchia di Matterada, frazione di Umago. Dopo l’annessione della sua terra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fulvio Tomizza</strong>&nbsp;(1935-1999) nato a Giurizzani, paesino della parrocchia di Matterada, frazione di Umago. Dopo l’annessione della sua terra natia alla Jugoslavia, Tomizza sceglie Trieste come sua dimora e la vita di esule come destino (1955). Questa scelta detterminerà la sua attività letteraria e giornalistica e indirizzerà il suo punto di vista verso il concetto di coesistenza che rimarrà sempre al centro dei suoi impegni sia di uomo che di scrittore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua ricca opera letteraria inizia con due trilogie: la prima trilogia istriana e autobiografia è composta dai romanzi ”Materada” (1960), “La ragazza di Petrovia” (1963) e “Il bosco di acacie” (1966). La seconda trilogia autobiografica è composta da romanzi “La quinta stagione” (1965), “L’albero dei sogni” (1969) e “La città di Miriam” (1972).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il romanzo “La miglior vita” del 1977 lo lancia nel centro della realtà letteraria italiana e regionale.&nbsp; Il romanzo, nella testimonianza dell’uomo di chiesa Martin Kružić rappresenta la cronistoria della parrocchia di Matterada nel XX secolo. Anche se in modo fine vengono descritte sovversioni politiche, l’autore si concentra sulla dimensione etica dei rapporti tra le persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fulvio Tomizza è anche autore dei&nbsp;seguenti romanzi: “Il male viene dal Nord” (1984), “Gli sposi di via Rossetti&#8221; (1986), “Quando Dio uscì di chiesa” (1987), “L’ereditiera veneziana” (1989), “Fughe incrociate” (1990), “Franziska“ (1997) e quelli pubblicati postumi “La visitatrice” (2000) e “Il sogno dalmata” (2001).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fulvio Tomizza ci lascia anche alcune raccolte di racconti di grande valore letterario e vari testi per il teatro che in passato venivano messi in scena in tutta la Jugoslavia. Tra i pezzi teatrali il più importante è senz’altro “Vera Verk“ (1963), caratterizzato da una simbolica mitica e macabra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fulvio Tomizza è vincitore di numerosissimi premi letterari, tra i quali il Premio Strega, il maggior premio letterario italiano, vinto nel 1977 per il romanzo “La miglior vita”. I suoi romanzi sono stati tradotti in una ventina di lingue, tra le quali nel maggior numero in croato e sloveno. In seguito alla sua morte, nel 2000 viene fondata la manifestazione letteraria Forum Tomizza, che da ventitré anni si organizza a Trieste, Capodistria e Umago. Dal 2010 la Biblioteca civica Umago pubblica (ogni due anni) la traduzione di un romanzo di Fulvio Tomizza.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lapis Histriae 2024: risultati
</title>
		<link>https://forumtomizza.com/it/lapis-histriae-2024-risultati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivana Martinčić]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jun 2024 08:02:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[testo]]></category>
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					<description><![CDATA[Quest’anno abbiamo richiesto agli autori di inviarci i loro racconti brevi a tema&#160;GRAMMATICA DELL’OBLIO. La giuria del concorso [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Quest’anno abbiamo richiesto agli autori di inviarci i loro racconti brevi a tema&nbsp;<strong>GRAMMATICA DELL’OBLIO</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La giuria del concorso letterario Lapis Histriae 2024, composta dalle scrittrici Laura Marchig e Tea Tulić e dallo scrittore Goran Vojnović, venerdì 24 maggio 2024 al Forum Tomizza di Umago ha proclamato i risultati del concorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La giuria ha constatato che al 19° Concorso letterario internazionale per prosa breve Lapis Histriae, organizzato dal Forum Tomizza, sono pervenuti 223 testi in lingua croata, italiana, slovena, bosniaca, serba e montenegrina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quest’anno vengono assegnati tre premi. La giuria ha deciso di assegnare il PRIMO PREMIO a&nbsp;<strong>Zvjezdana Jembrih&nbsp;</strong>(Zagabria) per il racconto&nbsp;<strong>“<a href="http://forumtomizza.com/hr/zvjezdana-jembrih-cvita-2024/431/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cvita</a>”</strong>. Il primo premio Lapis Histriae 2024 è del valore di 1.000,00 euro. L&#8217;artefatto Lapis Histriae 2024 è un&#8217;opera dello scultore Ljubo de Karina.&nbsp;La vincitrice deI SECONDO PREMIO (600,00 euro) è&nbsp;<strong>Alja Gudžević</strong>&nbsp;(Berlino, Atene) per il racconto&nbsp;<strong>“<a href="http://forumtomizza.com/hr/alja-gudzevic-mir-je-kad-se-drugdje-puca-2024/433/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mir je kad se drugdje puca</a>”</strong>. Il TERZO PREMIO (400,00 euro) va a&nbsp;<strong>Pavle Aleksić</strong>&nbsp;(Belgrado, Alaska) per il racconto&nbsp;<strong>“<a href="http://forumtomizza.com/hr/pavle-aleksic-i-pas-me-vise-nece-voleti-2024/434/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">I pas me više neće voleti</a>”</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I racconti scelti per la raccolta Lapis Histriae 2024</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dodici sono i racconti entrati nella finale del 19o Lapis Histriae. Ai racconti premiati si aggiungono anche i seguenti racconti: “Ćakula” di&nbsp;<strong>Antonija Jolić</strong>&nbsp;(Sebenico), “Startna pozicija” di&nbsp;<strong>Žarko Jovanovski</strong>&nbsp;(Zagabria), “Prejedanje mušmulama” di&nbsp;<strong>Branka Selaković</strong>&nbsp;(Belgrado), “Sto minuta samoce” di&nbsp;<strong>Marijo Glavaš</strong>&nbsp;(Spalato), “Spaseni pomorci” di&nbsp;<strong>Danilo Lučić</strong>&nbsp;(Belgrado), “In če vsi pozabijo” di&nbsp;<strong>Selma Skenderović</strong>&nbsp;(Lubiana), “Bivši” di&nbsp;<strong>Jelena Benčić</strong>&nbsp;(Zagabria), “Dimentica, guarisci, ricorda” di&nbsp;<strong>Benedetta Barbetti</strong>&nbsp;(Osimo) e “Čistilište” di&nbsp;<strong>Kristina Gavran</strong>&nbsp;(Birmingham). I racconti saranno pubblicati a fine anno nella raccolta Lapis Histriae 2024, pubblicata dalla Biblioteca civica Umago.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Argomentazione del premio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">PRIMO PREMIO</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel racconto “Cvita” di Zvjezdana Jembrih&nbsp;</strong>la narratrice va alla ricerca di un segreto di famiglia; vuole scoprire la causa del suicidio della giovane Cvita, una sua parente. Il suicidio è avvenuto negli anni ’60 in un paesino dell’entroterra dalmato. La narratrice durante la sua ricerca si imbatte in vari tipi di silenzi e di oblii – la tradizionale comunità paesana non vuole che si conservi il ricordo di tale “vergogna”. Tutti questi ostacoli rendono la linea narrativa frammentaria, ogni paragrafo è un frammento e un nuovo tentativo di ricostruzione della storia della dimenticata Cvita. Scrivere è un po’ come attraversare la macchia locale, inciampare sulle pietraie dalmate alla ricerca della tomba non contrassegnata di Cvita. Il racconto “Cvita” evolve sul confine tra il silenzio e la conversazione, l’arte della scrittura qui si eleva fino al livello di un’instancabile lotta al dignitoso ricordo di un’esistenza femminile e dell’amore. La giuria assegna il primo premio a Zvjezdana Jembrih che nel suo racconto ci fa notare quanto un destino ai margini, perfino omesso e represso, possa parlarci di una comunità e del tempo in cui essa si estinse ma anche di noi oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">SECONDO PREMIO</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il luogo della trama&nbsp;<strong>del racconto “Mir je kad se drugdje puca” di Alja Gudžević&nbsp;</strong>è un ospedale militare berlinese e la narrazione si svolge entro quattro giorni, dal 16 al 19 maggio 2021. Quello è il periodo in cui Mahsa e Walid, i protagonisti di questo racconto, vanno a conoscersi al reparto di medicina d’urgenza. Walid, impiegato della tv pubblica, malato terminale di cancro ai polmoni è di origini arabe, mentre Mahsa, un’attivista di origini iraniane è in ospedale dopo che la polizia le ha letteralmente “spaccato le ossa” durante le ultime manifestazioni. Nel racconto in modo coinvolgente si alternano i punti di vista dei protagonisti, frammenti del loro passato e notizie d’attualità, nonché drammatiche immagini dello spietato conflitto tra l’esercito israeliano e il popolo palestinese, scatenatesi nel 2021. Il breve e doloroso periodo in cui questi due stranieri berlinesi provenienti dall’est islamico vanno a conoscersi – con una sigaretta in mano ma senza abbracci – termina con la morte di Walid e una nuova inchiesta da parte della polizia, che rivela a Mahsa la posizione politica dell&#8217;attività di Walid nei media.&nbsp;<em>Polizei</em>, la polizia berlinese e la “polizia morale” iraniana sono costantemente alle calcagna della protagonista; lei vive nella paura e senza protezione, come in un incubo. Mahsa tenta di dimenticare il paese che ha lasciato ma che non vuole lasciarla. Alja Gudžević ha unito in modo eccellente l’impegno con l’empatia nei confronti di immigranti arrivatida paesi islamici in una metropoli occidentale .</p>



<p class="wp-block-paragraph">TERZO PREMIO</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il protagonista e narratore&nbsp;<strong>del</strong><strong>&nbsp;racconto “I pas me više neće voleti”&nbsp;</strong><strong>di&nbsp;</strong><strong>Pavle Aleksić</strong>&nbsp;si prende cura del padre demente nella casa di campagna della loro ricca famiglia belgradese. La trama si svolge in un giorno in cui il protagonista, dopo un “anno difficile” passato a Vancouver in Canada, svolge delle mansioni in e attorno alla casa. Aleksić è un maestro dell’ellissi, di un&#8217;atmosfera di inesprimibile solennità. La narrazione accentua in modo fine, ritma il passare del tempo e aumenta la melanconia del protagonista. In una “distanza immensa”, lontano dalla movimentata quotidianità odierna, padre e figlio testano la loro distanza, la ”totale e perfetta” solitudine.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Brevi biografie de</strong><strong>i</strong><strong>&nbsp;vincitori del premio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Zvjezdana Jembrih&nbsp;</strong>&nbsp;è nata a Zagabria nel 1965. Si è laureata nel 1990 all’Accademia di belle arti e ha completato il master presso il MKU di Budapest nel 2020, indirizzo scultura lignea. Dal 1993 lavora come restauratrice-conservatrice, e dal 2020 è professoressa ordinaria presso il dipartimento di conservazione e restauro di opere d’arte dell’Accademia di belle arti di Zagabria. Finora ha esposto le sue opere in una trentina di mostre personali, in numerose mostre collettive, ed ha realizzato tre opere di land art. Scrive e pubblica articoli scientifici, poesia e prosa. Finora ha pubblicato tre libri di poesie : “Ljubavnici Kraljica Glad” (2007), “Sve jedno” (2014) e “Oko Ogorja” (2023); una raccolta di racconti brevi “Janusove kćeri sestre nevjeste” (2001); un libro di racconti di viaggio “Ljetopisi” (2008) una pubblicazione grafico-poetica “Tragovi” (con Jura Kokez, 2014). Zvjezdana Jembrih è vincitrice di alcuni premi per le sue opere artistiche (1o premio pittorico all’<em>Ex tempore</em>&nbsp;di Abbazia – Mandrać 1994), per la letteratura (premio della giuria del concorso&nbsp;<em>Franjo Horvat Kiš</em>&nbsp;per racconti di viaggio croati nel 2008, 2016 i 2017; 3o premio per il racconto breve al Festival europeo del racconto breve 2017) e per le pubblicazioni scientifiche (premio annuale dell’Associazione degli storici dell’arte della Croazia, per la salvaguardia dei beni culturali nel 2022).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alja Gudžević&nbsp;</strong>è nata a Berlino nel 1992. Ha trascorso la sua infanzia a Berlino, Napoli e Zagabria.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Si è laureata in lingue e letterature straniere, in etnologia e antropologia culturale, scienze sociali e&nbsp; narrazione cinematografica . Vive e lavora a Berlino e a Atene.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pavle Aleksić</strong>&nbsp;è nato a Belgrado nel 1993 dove ha frequentato la scuola media superiore e si è iscritto all’università. A diciannove anni parte per l’America dove vive tuttora senza indirizzo fisso, lavorando nei bar, spostandosi da città a città. Aleksić è vincitore del premio Đura Đukanov per la raccolta ”Tamo je more”; una scelta dei racconti tratti dalla raccolta è stata pubblicata nel libro “Hartvorm” (2021). Nel 2022 ha vinto il primo premio del 21o Festival europeo del racconto breve a Zagabria.</p>
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		<title>Forum Tomizza: 25 anni
</title>
		<link>https://forumtomizza.com/it/forum-tomizza-25-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 May 2024 18:26:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[testo]]></category>
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					<description><![CDATA[UMAGO, GLI INIZI: TOMIZZA E NOI Lo scrittore Fulvio Tomizza morì a Trieste il 21 maggio 1999 e [&#8230;]]]></description>
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<h3 class="wp-block-heading"><strong>UMAGO, GLI INIZI: TOMIZZA E NOI</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scrittore Fulvio Tomizza morì a Trieste il 21 maggio 1999 e la cerimonia funebre si svolse il 5 giugno a Matterada, nei pressi di Umago. Su iniziativa di Milan Rakovac (scrittore istriano, traduttore di Fulvio Tomizza e suo amico), gli scrittori presenti e i rappresentanti della Città di Umago aprono il dialogo su una manifestazione degna dell’importanza di questo grande scrittore italiano e istriano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In occasione del primo anniversario della morte di Tomizza, il 27 e 28 maggio del 2000 a Umago viene organizzato il primo convegno letterario internazionale intitolato “Tomizza e noi”.&nbsp;Il comitato d’iniziativa che riuniva noti scrittori e amici di Fulvio Tomizza, era presieduto dall’ideatore del convegno Milan Rakovac e composto dai seguenti membri: Nelida Milani-Kruljac, Ciril Zlobec, Ulderico Bernardi, Elvio Guagnini e Johann Strutz. Del comitato organizzativo, invece, facevano parte Vlado Kraljević (sindaco di Umago), Floriana Bassanese Radin (Comunità degli Italiani di Umago), Narcisa Bolšec-Ferri (Museo della città di Umago) e Neda Fanuko (Università popolare aperta “Ante Babić” di Umago). Il convegno viene (tutt’ora) patrocinato dal Ministero della cultura della Repubblica di Croazia e dalla Regione Istriana, e viene onorato dalla presenza di funzionari statali e regionali. La manifestazione termina con la commemorazione sulla tomba di Tomizza a Matterada, divenuta poi tradizione, e i partecipanti al convegno visitano la casa nativa a Momichia, dove Tomizza scrisse molti dei suoi romanzi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nello stesso anno viene accordato anche il primo progetto editoriale umaghese, ovvero la traduzione croata del romanzo “La visitatrice” (Posjetiteljica) di Fulvio Tomizza; traduzione realizzata da Ljiljana Avirović. A novembre vengono presentati gli atti del primo convegno, pubblicati di seguito regolarmente dal 2000 al 2003, mentre le relazioni presentate alla parte triestina del convegno (2005 &#8211; 2007) vengono pubblicate nel 2008. Le traduzioni croate delle opere di Tomizza escono a Umago con regolarità fino a oggi (vedi bibliografia!).</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L’organizzatore principale del convegno nei primi anni è l’Università popolare aperta “Ante Babić”. Un grande contributo personale è stato dato dalla professoressa Neda Fanuko, direttrice dell’Università dal 2000 al 2003, e da Nives Franić, responsabile della Biblioteca civica Umago (all’epoca parte dell’Università popolare). Nel 2005 Neven Ušumović assume il ruolo di dirigente della Biblioteca, che il 1 ottobre 2006 diventa istituzione indipendente e in tal veste si prende a carico l’organizzazione del convegno. Riconosciutone l’impegno e la qualità da parte degli esperti, l’Associazione dei bibliotecari istriani assegna a questa alquanto giovane istituzione il premio NAJprojekt per il Forum Tomizza come miglior progetto nel 2018.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nelle prime tre edizioni (2000 &#8211; 2002) il convegno si occupa prevalentemente della vita e dell’opera letteraria di Tomizza, mentre in seguito l’interesse si sposta sulla tematizzazione del concetto di frontiera in tutti i suoi aspetti politici, sociologici e culturali. Queste modifiche si riflettono anche nel cambiamento del nome del convegno, che nel 2006 da “Tomizza e noi” (2000-2005) cambia in “Forum Tomizza”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L’identità visuale della manifestazione fino al 2012 è assegnata al fotografo e grafico istriano Sergio Gobbo, mentre dal 2013 la stessa viene creata da Maja Briski, storica dell’arte, e Zaneto Paulin, fotografo e grafico.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>CAPODISTRIA E IN SEGUITO TRIESTE!</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nel 2001 la manifestazione “Tomizza e noi” fa il suo sbarco vittorioso a Capodistria, come risultato dell’immenso impegno di Irena Urbič, attivista culturale e presidentessa del consiglio organizzativo. Il 1 giugno 2001 il simposio inizia a Umago nel palazzo municipale, per poi continuare nel pomeriggio a Capodistria presso il Palazzo Pretorio. Il convegno è solennemente aperto dai rappresentanti della Repubblica di Slovenia e della Città di Capodistria. In questa occasione viene organizzata una visita alla Radio Koper dove Tomizza lavorò da giovane. La manifestazione è sponsorizzata dal Ministero della Cultura della Repubblica di Slovenia e dalla Città di Capodistria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Alla fine dello stesso anno&nbsp;si apre&nbsp;a Umago uno spazio nuovo dedicato a Tomizza e ai suoi ammiratori. Infatti, il 17 novembre 2001 la Comunità degli Italiani di Umago si trasferisce nella nuova sede, e in ricordo di questo grande scrittore, cambia nome in Comunità degli Italiani “Fulvio Tomizza”. Dal 2002 il convegno viene organizzato dall’Università popolare in collaborazione con la Comunità e si svolge proprio nella sede della stessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Grazie alla professoressa e traduttrice Ljiljana Avirović, nel 2002 la manifestazione viene tenuta per la prima volta anche a Trieste, al Narodni dom sede della Scuola superiore di lingue moderne per interpreti e traduttori. In tal modo l’itinerario biografico di Tomizza e la struttura principale della manifestazione assumono una loro struttura definitiva. Al convegno partecipa anche il console della Repubblica di Croazia a Trieste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Dal 2002 il quotidiano Primorske novice (dove Irena Urbič è impiegata) diventa organizzatore principale della manifestazione, e la Comunità degli Italiani “Santorio Santorio” di anno in anno dà un contributo sempre maggiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Dal 2004 le esibizioni poetico-musicali che chiudevano il convegno scientifico-letterario, vanno a “formalizzarsi”. Sotto il nome ISTRART (dal 2006 ARTISTRA) vengono ideate esibizioni maratoniche di poeti e musicisti, prevalentemente dall’Istria e dalle regioni confinanti. In tal modo la manifestazione assume un tono “festivalesco”, aprendosi a un pubblico più vasto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Che l’impegno personale fosse di vitale importanza per il mantenimento di questi incontri, lo conferma il fatto che solo nel 2005, quando all’organizzazione si unisce la poetessa e traduttrice Patrizia Vascotto di Trieste in veste di presidentessa del Gruppo 85 &#8211; Skupina 85, viene stabilito “l’equilibrio” a livello di programma tra le tre città di Tomizza. Infatti, nel 2003 e nel 2004 gli incontri in Italia si presentano con un programma d’apertura modesto nella Scuola elementare “Fulvio Tomizza” di San Dorligo della Valle.&nbsp;Nel 2005, oltre alla sopracitata associazione di Patrizia Vascotto, l’organizzazione viene arricchita con l’adesione dell’associazione culturale Altamarea di Trieste.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>FORUM TOMIZZA, LAPIS HISTRIAE E ITINERARI</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il 2006 è l’anno cruciale in cui viene realizzato il nuovo concetto di questa manifestazione dedicata a Fulvio Tomizza: il contenuto del programma si apre a tematiche d’attualità e si intensifica l’impegno sociale e artistico degli incontri. Tale cambiamento viene segnato anche dal cambiamento del nome, che da “Tomizza e noi” cambia in “Forum Tomizza”. Si cercano nuovi modi per includere un pubblico più ampio ed evitare l’elitismo e l&#8217;ermetismo accademico. Vengono quindi avviati due nuovi progetti, il Concorso internazionale per prosa breve Lapis Histriae e gli Itinerari tomizziani, mantenutisi fino ad oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Il Concorso internazionale per prosa breve propone lo stesso tema del convegno Forum Tomizza. In tal modo, tutti gli scrittori che scrivono in italiano, sloveno, croato, serbo, bosniaco e montenegrino hanno la possibilità di dare il loro contributo al tema principale. Ogni fine anno, dal 2006 viene pubblicata una raccolta dei migliori racconti. (Vedi allegato per ulteriori informazioni sul concorso)</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nella prima edizione del concorso letterario vengono assegnati due premi. Uno per la “variante linguistica stocava” (croato, serbo, bosniaco, montenegrino), patrocinato dalla ditta umaghese Sipro d.o.o. (direttrice Vesna Žmak), e uno per il racconto in lingua italiana, patrocinato dall’associazione Altamarea di Trieste (presidentessa Rina Anna Rusconi). Il premio Lapis Histriae per i racconti in lingua slovena non viene assegnato per scarso interesse. I racconti vincitori ricevono 500 euro ciascuno, nonché la statuetta realizzata tutt’ora dallo scultore Ljubo de Karina. I migliori racconti vengono pubblicati lo stesso anno grazie alla donazione della ditta umaghese Etigraf d.o.o.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Gli Itinerari tomizziani, annunciati durante il convegno del 2005, sono il secondo progetto avviato nel 2006. Ogni città inclusa nel progetto sviluppa una sua variante dell’itinerario in base alle proprie possibilità e circostanze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L’organizzatrice del Forum Tomizza Patrizia Vascotto e la giornalista Stella Rasman hanno il ruolo principale nella realizzazione degli Itinerari tomizziani a Trieste. Il 24 maggio 2006 nel Narodni dom di Trieste si svolge una ricca serata letteraria dedicata agli Itinerari tomizziani. Tali incontri/letture si ripropongono a Trieste anche negli anni seguenti e inoltre si parte con l’elemento chiave: le passeggiate guidate. L’intenso studio degli itinerari a Trieste porta alla loro pubblicazione in forma cartacea. Nel 2009 esce l’edizione italiano-slovena realizzata da Rasman e Vascotto intitolata “Itinerari Tomizziani a Trieste / Tomizzove poti po Trstu”. Mentre nel 2013 la casa editrice Comunicarte Edizioni di Trieste (di cui proprietario Massimiliano Schiozzi) pubblica in collaborazione con la Biblioteca civica Attilio Hortis dei depliant multilingue con mappe degli itinerari nonché una nuova, ridisegnata edizione italiano-inglese del libro di Stella Rasman e Patrizia Vascotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il progetto degli itinerari a Capodistria viene realizzato dalla professoressa Jasna Čebron; dal 2007 nell’ambito del Forum Tomizza gli ospiti del convegno partecipano alle passeggiate alle quali prendono parte anche i cittadini di Capodistria e un vasto pubblico. Nel 2014 il Club culturale di Capodistria, in collaborazione con la Biblioteca centrale Srečko Vilhar di Capodistria e la Comunità degli Italiani di Capodistria “Santorio Santorio”, pubblica un depliant bilingue con mappa e informazioni biobibliografiche di base, intitolato&nbsp;<em>“Capodistria agli occhi di Tomizza”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; A Umago gli itinerari vengono organizzati dalla Biblioteca civica Umago in collaborazione con la Comunità degli Italiani “Fulvio Tomizza”. Essi sono il risultato del grande impegno del fotografo Gianfranco Abrami, dell’allora assessore alle attività sociali della Città di Umago Dimitrij Sušanj, della bibliotecaria Ivana Martinčić e del direttore della Biblioteca civica Neven Ušumović.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Sono loro a realizzare nel 2009 la pubblicazione croato-italiana “Tomizzini itinerari / Itinerari Tomizziani”, finanziata dalla Città di Umago. Gli itinerari vengono realizzati sporadicamente; il maggior progresso viene fatto dall’italianista Sanja Roić, che viene in Istria con i suoi studenti (Facoltà di lettere e filosofia di Zagabria) e organizza gite lungo gli itinerari letterari tomizziani da Umago a Trieste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il 2006 sarà ricordato anche come l’anno del progetto “Poeti di due minoranze”, nell’ambito del quale poeti della minoranza slovena in Italia e quelli della minoranza italiana in Slovenia si sono esibiti insieme a Trieste e a Capodistria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nello stesso anno, per la prima volta si organizzano a Umago la mostra e la presentazione del libro nella Galleria Marin, gestita dall’artista e performer Slavica Marin. Fino a oggi la galleria è una fermata obbligatoria del programma del Forum Tomizza a Umago: Slavica Marin riceve gli ospiti del Forum presentando i suoi performance, si organizzano mostre di noti artisti, si promuovono libri legati alla manifestazione e si leggono poesie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nel 2007 l’organizzazione del concorso letterario Lapis Histriae si semplifica e si stabilisce un modello che si mantiene fino ad oggi: la giuria è composta da tre membri, viene assegnato un solo premio per tutti e tre i gruppi linguistici, il premio viene donato dalla ditta umaghese SIPRO d.o.o. (all’inizio 500 euro, ma col tempo arriva a 8.000,00 kune, ovvero più di 1.000,00 euro). Il primo logo del Lapis è stato realizzato da Marko Mihalinec (designer dell’identità visuale della Biblioteca civica Umago). Alla fine di ogni anno, la Biblioteca pubblica una raccolta dei migliori racconti pervenuti al concorso, la cui stampa viene finanziata dalla Città di Umago. Dal 2008, ogni anno al concorso pervengono almeno 100 racconti brevi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il passo più grande nel 2008 è stato fatto con l’adesione dell’Università del Litorale di Capodistria all’organizzazione del simposio. Una stabile e intensa collaborazione con gli atenei è una delle priorità strategiche del Forum Tomizza; anche perché la manifestazione dai suoi inizi viene ideata come un convegno scientifico-letterario. Molti sono i professori degli atenei di Capodistria, Trieste, Pola, Fiume, Zagabria, Lubiana, Venezia… che hanno partecipato ai vari programmi della manifestazione. Sfortunatamente, a causa di esigenze organizzative, non si è mai realizzata una regolare collaborazione a livello d’inclusione degli studenti nel programma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nello stesso anno gli organizzatori del Forum Tomizza concorrono al bando di concorso per i fondi europei del programma Culture (2007-2013). La domanda di candidatura viene compilata da Irena Urbič (Primorske novice, Capodistria), Patrizia Vascotto (Gruppo 85 – Skupina 85, Trieste)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e Neven Ušumović (Biblioteca civica Umago). L’agenzia slovena Euro Nobile di Nevija Božič ha svolto da supporto durante il processo di candidatura. Nonostante il progetto abbia conseguito un punteggio molto alto, non era sufficiente per ottenere il finanziamento europeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nel 2009 si celebra il decimo anniversario dalla scomparsa di Fulvio Tomizza e la decima edizione della manifestazione Forum Tomizza. In tale occasione, nel cimitero di Materada viene posta la lapide commemorativa sopra la tomba della famiglia Tomizza con la scritta in tre lingue: PASSÒ A MIGLIOR VITA – PRIJEĐE U BOLJI ŽIVOT – ODŠEL V BOLJŠE ŽIVLJENJE – FULVIO TOMIZZA – SCRITTORE – KNJIŽEVNIK – PISATELJ… In occasione della scoperta della lapide vengono lette le frasi finali del più celebre romanzo “La miglior vita” nelle tre lingue.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; In occasione della sua decima edizione, il Forum Tomizza ha avviato il suo sito internet www.forumtomizza.com in tre lingue croato, italiano e sloveno; il sito viene regolarmente aggiornato dalla Biblioteca civica Umago.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>FORUM TOMIZZA: NUOVA IMMAGINE</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il 2010 segna importanti progressi a Umago: l&#8217;11° Forum Tomizza si conclude solennemente il 29 maggio con la scoperta del busto di Fulvio Tomizza, realizzato dallo scultore Mate Čvrljak di Albona. Il busto viene scoperto da Laura Levi Tomizza, vedova dello scrittore, e da Vili Bassanese, sindaco della città di Umago.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Con il supporto finanziario della Città di Umago e della Regione Istriana, la Biblioteca civica Umago inizia una nuova serie di traduzioni dei romanzi di Tomizza in croato. Dal 2010 ogni due anni la Biblioteca pubblica una traduzione di Lorena Monica Kmet di Buie, redatta poi dall’italianista Sanja Roić di Zagabria, che ne cura inoltre la prefazione. La supervisione dei testi è svolta dai bibliotecari umaghesi Tihana Dežjot Alessio, dottoressa in croatistica, Ivana Martinčić, dottoressa in italianistica, e Neven Ušumović, direttore della Biblioteca. Autore delle fotografie in copertina è Gianfranco Abrami, mentre l’impaginazione e la stampa sono svolte dalla ditta Arty d.o.o. di Umago.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nel 2010 inizia la collaborazione con la curatrice d’arte Maja Briski e il fotografo Zaneto Paulin (Egoist Artz &amp; Partz), grazie ai quali nella Biblioteca durante la serata di chiusura si esibisce l’artista e performer Ivo Vrtarić. A fine anno Briski e Paulin realizzano la rappresentazione grafica della pubblicazione Lapis Histriae e da allora, di anno in anno, il duo allarga e raffina la dimensione artistica e mediatica del Forum Tomizza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nel maggio del 2011 la traduttrice Lorena Monica Kmet riceve il premio della Regione Istriana per la traduzione del romanzo “La ragazza di Petrovia” di Fulvio Tomizza, pubblicata l’anno precedente dalla Biblioteca civica Umago.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Con la pubblicazione del “Bosco di acacie” nel 2012 (traduzione di Lorena Monica Kmet, edizione della Biblioteca civica Umago), la traduzione in croato della “Trilogia istriana” è completata. Infatti, due anni prima lo stesso team ha pubblicato la traduzione del romanzo “La ragazza di Petrovia”, mentre “Materada”, primo romanzo della trilogia, è stato tradotto nel 1986 da Mate Maras.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nel 2013 cambia l’identità visuale della manifestazione: il duo Briski e Paulin (Egoist Artz &amp; Partz), artisti e collaboratori del Forum Tomizza, modernizzano l’immagine completa dei contenuti stampati e digitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nello stesso anno, per celebrare l’anniversario di nascita del noto cantautore italiano Sergio Endrigo (1933-2005), che insieme a molti connazionali abbandonò la nativa Pola nel 1947, in occasione del Forum si tiene uno spettacolare concerto nel Teatro di Capodistria, dove viene presentato il CD doppio “1947 &#8211; Hommage a Sergio Endrigo” che raccoglie artisti di prim’ordine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nel 2014 si consolidano le collaborazioni organizzative. A Capodistria si distinguono il Club culturale (associazione fondata nel 2006), di cui Irena Urbič è rappresentante nonché principale organizzatrice del Forum Tomizza, e la Comunità degli Italiani “Santorio Santorio”, di cui è presidente Mario Steffè, noto operatore culturale, nonché collaboratore del Forum Tomizza da molti anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; A Trieste come partner del Gruppo 85 – Skupina 85 (rappresentato da Patrizia Vascotto), portatore del progetto, si distingue da tempo il Circolo di Cultura istro-veneta “Istria” con il presidente Livio Dorigo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">              A Umago viene aperta la Grin Photo Gallery, proprietà del fotografo e grafico Robert Sironić. Ciò dà una dimensione artistica alle edizioni stampate del concorso letterario Lapis Histriae. Dal 2014 Briski e Paulin, in collaborazione con Sironić, curano indipendentemente l’immagine artistica delle pubblicazioni organizzando mostre multimediali sullo stesso tema del concorso letterario. Il primo passo viene fatto a fine anno con la pubblicazione della raccolta “Lapis Histriae 2014” con incorporati i lavori di 14 rinomati artisti della regione sul tema “In bilico sulla sbarra” (i nomi degli artisti si trovano in un allegato speciale dedicato al Lapis). Negli anni seguenti vengono organizzate mostre a Umago e, sempre più interessanti, a Capodistria (grazie alla Comunità degli Italiani “Santorio Santorio” e al suo presidente Mario Steffè).</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nel 2014 per la prima volta si realizza in modo concreto l’idea di presentare il contenuto del programma del Forum Tomizza durante tutto l’anno (con la manifestazione principale naturalmente a maggio).</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; All&#8217;inizio del 2015 la Biblioteca civica Umago definisce una nuova organizzazione del concorso Lapis Histriae, includendo la Biblioteca civica Attilio Hortis di Trieste e la Biblioteca centrale Srečko Vilhar di Capodistria. Vengono aggiunti nuovi criteri al bando, in base ai quali gli autori, oltre a quella di Umago, possono inviare i propri lavori anche agli indirizzi delle due biblioteche sopracitate in Italia e Slovenia. Per di più, le due biblioteche si inseriscono nella promozione del concorso, il che fa aumentare il numero di testi di qualità provenienti dall’Italia e Slovenia e si riflette anche sul premio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Per mantenere la continuità del programma a Trieste, nel 2015 si uniscono a Patrizia Vascotto il giornalista e politico Marino Vocci, sua figlia l giornalista Martina Vocci, e lo scrittore Marko Kravos.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nel programma capodistriano dello stesso 2015 viene introdotta una novità: nella parte pomeridiana per la prima volta si svolge “Poeta in corso”, dove poeti si esibiscono in strada in vari punti della città. In tal modo si formalizza la tendenza di divisione dei poeti dai musicisti nel programma serale Artistra, da ora in poi dedicato esclusivamente ai concerti. Il programma “Poeta in corso” rappresenta una vera e propria “conquista della strada” dei poeti e assume una dimensione itinerante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nell’autunno del 2015, in 219 chilometri della linea di confine con la Croazia, le autorità slovene collocano un filo spinato causa la cosiddetta “crisi dei migranti”. Lo stesso anno in Istria vengono organizzati i primi incontri di protesta contro la pericolosa e brusca demarcazione tra l’Istria slovena e quella croata ai quali partecipano alcuni degli organizzatori del Forum Tomizza (la più attiva è Irena Urbič). Col tempo il regime di protezione diventa meno rigido, ma il filo spinato esiste tuttora. Il tema dei migranti diventa motivo costante del Forum Tomizza. Il 2016 verrà ricordato per lo spettacolo satirico di Predrag Lucić e Boris Dežulović, giornalisti del settimanale Feral Tribune, i quali si esibiscono al teatro cittadino di Umago con il programma “Melodije žizze i Tomizze“.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il Forum Tomizza nasce nel 2000 come omaggio a Fulvio Tomizza. Sfortunatamente, negli ultimi anni alcuni amici intimi e collaboratori del Forum sono “passati a miglior vita”. Non sono più con noi le persone chiave della manifestazione a Trieste Marino Vocci (1950-2017), giornalista e pubblicista, e Patrizia Vascotto (1955-2018), principale organizzatrice della manifestazione. Sono defunti che due grandi amici di Tomizza: Giuseppe Rota (1936-2015), regista di teatro e per molti anni presidente della Comunità degli Italiani di Umago e Ciril Zlobec (1925-2018), grande scrittore sloveno, uno degli ideatori del Forum Tomizza. Il 2018 vede anche la morte di Daša Drndić (1946-2018), nota scrittrice jugoslava e croata, collaboratrice del Forum Tomizza fino dai suoi inizi…</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>NEMA GRANICE IMA / NON C&#8217;È IL CONFINE C&#8217;È / NI MEJA JE</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nel 2019 con un serie di incontri si è festeggiato il ventesimo anniversario del Forum Tomizza a Trieste, Capodistria e Umago. La manifestazione principale si è tenuta il 15 dicembre in ambito della Fiera del libro (Sanjam knjige) di Pola. In quell&#8217;occasione si è festeggiato anche l’ottantesimo&nbsp; compleanno di Milan Rakovac (Racovazzi, 12.12.1939) fondatore del Forum Tomizza. Nell’occasione è stata presentata la pubblicazione “Forum Tomizza: vent’anni di coraggio / dvedeset godina hrabrosti / dvajset let poguma”, pubblicata dalla Biblioteca civica Umago. La prima parte della pubblicazione è composta da una scelta di 20 testi di 20 autori che hanno partecipato al convegno. La seconda parte contiene materiale d’archivio vario, testi e immagini che illustrano la storia della manifestazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nessuno poteva immaginare quello che il 2020 ci avrebbe serbato: a causa dell’epidemia del corona virus il Forum Tomizza è stato rimandato. Il divieto di viaggio e la chiusura dei confini hanno messo a repentaglio il concetto di confine che è alla base del festival. Il team organizzativo si è adattato velocemente ai nuovi contenuti virtuali. Scrittori, poeti, filosofi, sociologi, traduttori, artisti e musicisti, partecipanti ai nostri programmi precedenti, con riprese originali e testi, e con la forza dell’espressione artistica, hanno evocato i magici momenti di quegli incontri con video originali filmati esclusivamente per il canale YouTube del Forum Tomizza. Il numero dei filmati era tale da formare un lungometraggio documentaristico (coprodotto dalla Biblioteca civica Umago e dal Kulturni klub di Capodistria) presentato in prima visione in occasione della Notte del libro, il 23 aprile. L‘edizione 2020 del concorso Lapis Histriae non ha subito rinvii e il 9 ottobre si è tenuto a Umago un programma giornaliero intitolato „Una nuova CORONAesperienza del confine”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il più impressivo risultato delle attività nella sfera virtuale è stato presentato sul canale YouTube del Forum Tomizza, ed è stato coprodotto dal Kulturni klub di Capodistria. Si tratta di un cortometraggio relativo al concorso letterario Lapis Histriae, ovvero ai risultati del concorso del 2020, con il tema “Patria s.p.a.”. Dall’anteprima: “In principio/All’inizio volevamo filmare soltanto un breve spot promozionale, ma poi il materiale è andato in mano a professionisti e ne è emerso un vero cortometraggio.” Il film, concepito da Irena Urbič e Jasna Čebron, è stato realizzato da Radovan Čok illustre direttore della fotografia sloveno, e da suo figlio Izidor.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Si è cercato di uscire dalla crisi anche tramite il concorso europeo CREA nel 2021 (Creative Europe Programme). Lo stimolo per il primo progetto parte da Capodistria, mentre per il secondo da Novi Sad. Il progetto capodistriano “Forum Babylon” è stato ideato da Irena Urbič, principale organizzatrice del Forum Tomizza ed esso rappresenta l’ampliamento del programma e delle idee realizzate nei vent’anni della nostra manifestazione.&nbsp;Il titolare del progetto era l’Associazione artistico-culturale&nbsp;Zrakogled di Capodistria, di cui il titolare è il traduttore, poeta e editore Gašper Malej. Il progetto prevedeva la partecipazione nazionale di sette stati, e tra i partner, oltre alla Biblioteca civica Umago, figuravano anche le case editrici Buybook (Sarajevo) e Partizanska knjiga (Kikinda) e l’associazione culturale Poeteka (Tirana). Il titolare del progetto di Novi Sad era l’associazione culturale ungherese Forum Könyvkiadó Intézet. Partner del progetto intitolato “Forum &amp; Forum”, oltre alla Biblioteca civica Umago (in veste di&nbsp;co-organizzatrice&nbsp;del Forum Tomizza), era anche la rivista Ex Symposion di Veszprém. Il progetto prevedeva contenuti letterari minoritari e regionali, e traduzioni. Anche se il progetto non ha ricevuto alcuni fondi, esso dimostra la reputazione della quale il Forum Tomizza gode in ambito internazionale e il potenziale dei suoi programmi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2021 il Forum Tomizza doveva tenersi come sempre nel mese di maggio, ma a causa dell&#8217;epidemia del corona virus, la manifestazione è stata rimandata. A inizio ottobre (dal 4 al 9 ottobre) si sono tenuti una serie di incontri legati al Forum Tomizza a Umago e Capodistria. La manifestazione è stata dedicata allo scrittore Marko Sosič (1958 – 2021), membro della giuria del Lapis Histriae e collaboratore del Forum Tomizza per molti anni. “Solidarité” il tema ci dice molto sull’atmosfera dell’incontro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il 2021 porta nuovi stimoli anche in relazione agli Itinerari tomizziani a Umago: la Comunità degli Italiani “Fulvio Tomizza” avvia un nuovo progetto, “L’itinerario storico-letterario Fulvio Tomizza”, realizzato con il supporto della Città di Umago, dell’Università popolare di Trieste e dell’Unione Italiana di Fiume. Il progetto è stato più volte presentato dall’autrice dei testi e dalla redattrice della brochure Floriana Bassanese Radin, presidentessa della Comunità umaghese.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Un grande contributo al progetto viene dato anche da Goran Blažević, scrittore di libri di viaggio e promotore del viaggio lento, che ha fatto a piedi tutti i percorsi, tracciandoli con un dispositivo&nbsp; GPS, e dai dipendenti della Biblioteca civica Umago, inclusi in tutte le fasi della realizzazione del progetto, in veste di organizzatori del Foruma Tomizza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel decennio passato il Slovenski klub di Trieste è stato partner nell’organizzazione della manifestazione, e nel 2021 prende l&#8217;iniziativa nell&#8217;ideazione del programma triestino del Forum.&nbsp;&nbsp; Al più stretto team organizzativo si unisce il giovane Martin Lissiach (1986). Lissiach è collaboratore&nbsp;dell&#8217;Unione Culturale ed Economica Slovena, organizzazione di riferimento degli sloveni in Italia, dove gestisce principalmente progetti culturali. Per il Primorski dnevnik scrive di teatro, libri, cronaca culturale e molto altro. È coautore di tre testi teatrali messi in scena dal Teatro Stabile Sloveno di Trieste. Ha curato numerose pubblicazioni, organizza e conduce spesso presentazioni di titoli e autori sloveni contemporanei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’edizione del Forum Tomizza del 2022 viene annunciata con un grande spettacolo teatrale, tenutosi presso il teatro cittadino “Antonio Coslovich” di Umago. Il teatro ha ospitato la compagnia del Teatro stabile sloveno di Trieste con lo spettacolo teatrale “Meja sneženja”. Il regista dello spettacolo tenutosi in data 17 maggio è il noto scrittore, scenarista e regista cinematografico&nbsp;&nbsp; Goran Vojnović (1980), mentre lo spettacolo è stato realizzato in base al testo letterario dello scrittore triestino, registra e drammaturgo Marko Sosič, ex sovraintendente del Teatro Stabile Sloveno, nonché membro della giuria del concorso internazionale per prosa breve Lapis Histriae; Goran Vojnović è subentrato al posto di Sosič nella giuria del Lapis.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel postpandemico 2022 il programma della manifestazione è tornato quello di una volta, con un ricco programma a Trieste, Capodistria e Umago, nell’abituale periodo di maggio. Il punto di partenza dell’edizione di quell’anno era il senso di insicurezza e imprevedibilità che la pandemia e la guerra in Ucraina hanno portano nelle nostre vite, il tutto incluso nel titolo KAOS KAIROS. Nel caos catastrofico siamo andati alla ricerca del punto d’inversione, con l&#8217;aiuto di Kairos, simbolo del momento felice. Si è discusso e scritto su come i cambiamenti possano offrire un’ispirata&nbsp; prospettiva alla nostra vita pubblica e intima e trasportarci in tempi nuovi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli organizzatori del Forum Tomizza hanno partecipato e festeggiato a Capodanno l’entrata della Croazia nell’area Schengen sul valico di confine tra Croazia e Slovenia a Plovania- Sicciole, il Forum Tomizza ha brindato all’Istria senza confini. In quel momento sembrava che il sogno di Fulvio Tomizza si fosse esaudito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se Ia missione del Forum Tomizza è avere speranza nelle aspettative e nella futura vita comune, non soltanto nella zona di confine in cui la manifestazione viene organizzata ma anche in quella più larga regionale, europea e globale, il focus del programma non ha mai evitato la complessa realtà del momento attuale, o detto in un altro modo, non ha mai inciampato nella retorica politica e nelle illusorie proiezioni di una vita migliore. Lo sottolineano ogni anno anche i temi dei convegni che da una parte spaziano dai lapidari punti di vista provocanti numerose domande, e dall’altra arrivano fino a provocativi persiflage di luoghi comuni nell’opinione pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In vista degli eventi attuali ci siamo sbizzarriti con il nome della manifestazione e l’abbiamo rinominata in “Incontri internazionali&nbsp;<strong>senza confine</strong>” e abbiamo scelto il tema del “Carnevale senza confini” con allusione all’ambivalente significato che spesso implica cambiamenti soltanto estetici ma a volte anche un’efficacia catartica. I partecipanti e il pubblico hanno riconosciuto la peculiarità/l’importanza di questo momento storico per la zona di confine istriana, dimostrata anche da un grande interesse del pubblico per gli incontri a Trieste, Capodistria e Umago e un’atmosfera ispirata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il venticinquesimo anniversario della manifestazione viene festeggiato/celebrato dal tema della “Grammatica dell’oblio” e con una serie di nuove circostanze che contribuiscono allo sviluppo della manifestazione. La questione dell’oblio viene come sempre posta per provocare/incitare una discussione/un dibattito tra i partecipanti ai nostri programmi e il pubblico che li segue. È chiaro che nel profilo di base di tutti i nostri precedenti partecipanti vi sia il fatto che essi sono attivisti nel campo del ricordo culturale, combattenti contro l’imposizione dell’oblio effettuata dal regime e dai media. Umago parte con i festeggiativi di questo grande anniversario all’inizio della primavera del 2024 quando in città e nelle sue vicinanze vengono collocati i tabelloni turistici (in lingua croata, italiana, slovena&nbsp; e inglese) con gli itinerari tomizziani. A causa del grande interesse per il concorso letterario Lapis Histriae (oltre 200 racconti all’anno!), che nell’anno dell&#8217;anniversario festeggia la sua 19a edizione, il sistema di premiazione è stato modificato e invece di un premio ne vengono assegnati tre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’anno dell&#8217;anniversario possiamo affermare con sicurezza che l’interesse per la nostra&nbsp; manifestazione cresce, e ciò che è importante l’interesse è di carattere internazionale e transgenerazionale. Sfortunatamente tale interesse viene destato anche dalle nuove negative tendenze politiche e sociali nella zona di confine istriano e nella più ampia regione, perciò la tradizione dei nostri “incontri di confine” si dimostra come una continua dimostrazione di resistenza al revisionismo, neoconservatismo e alla retorica politica manipolativa, e come punto fisso nelle proiezioni di ricche&nbsp; possibilità di vita in questi luoghi. Anche se gli organizzatori vengono ogni anno assaliti da un forte senso si scoraggiamento causa le nuove manifestazioni di degrado dei valori culturali e sociali che il Forum Tomizza di anno in anno promuove, i tempi cupi di nuovi conflitti sociali&nbsp; restano la migliore piattaforma per spingerci ad andare avanti.</p>
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		<title>&#200; morto il sociologo Ulderico Bernardi
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		<link>https://forumtomizza.com/it/e-morto-il-sociologo-ulderico-bernardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2021 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[testo]]></category>
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					<description><![CDATA[ULDERICO BERNARDI, CITTADINO DI BABELE&#160; &#8220;Pass&#242; a Miglior vita&#8221; anche il nostro caro Ulderico Bernardi (Oderzo, 1934 &#8211; [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="margin-left:0cm; margin-right:0cm"><strong>ULDERICO BERNARDI, CITTADINO DI BABELE&nbsp; </strong></h3>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">&ldquo;Pass&ograve; a Miglior vita&rdquo; anche il nostro caro <strong>Ulderico Bernardi</strong> (Oderzo, 1934 &ndash; Treviso, 2021); perspicace promotore della tomizziana idea &ldquo;d&rsquo;identit&agrave; di confine&rdquo;, seguace dei migliori maestri di coesistenza e multiculturalismo. Nel lontano 1996, all&rsquo;alba delle allora forti idee di euroregionalismo e eurointergrazioni, ha pubblicato il libro &ldquo;La Babele possibile: per costruire insieme una societ&agrave; multietnica&rdquo;, offrendoci una semplice formula per la creazione di un&rsquo;Unione europea forte: non un melting pot a modo americano, ma una macedonia composta da tutte le sue componenti civilizzazionali: cultura, lingue, storia.</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">Nel 2000 &egrave; stato formato il consiglio di fondazione del convegno &ldquo;Tomizza e noi&rdquo; (oggid&igrave; &ldquo;Forum Tomizza&rdquo;), composto da illustri scrittori, amici di Fulvio Tomizza. Ulderico Bernardi ha avuto un ruolo importante a fianco di Milan Rakovac (ideatore del Forum), Nelida Milani-Kruljac, Ciril Zlobec, Elvio Guagnini e Johann Strutz.</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">Bernardi ha collaborato al convengo nel 2000, 2001, 2002, 2003, 2009 e 2016.</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">I testi di Bernardi sono stati pubblicati in tutti i quattro gli atti del convegno &ldquo;Tomizza e noi&rdquo; (2000-2003). Il suo testo &ldquo;Valori e identit&agrave; nell&rsquo;impegno di Fulvio Tomizza&rdquo; &egrave; stato pubblicato anche nella raccolta &ldquo;Forum Tomizza: vent&#39;anni di coraggio &ndash; dvadeset godina hrabrosti &ndash; dvajset let poguma&rdquo;, pubblicata dalla Biblioteca civica Umago nel 2019, in occasione del ventesimo anniversario del Forum Tomizza.</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">Il sociologo Ulderico Bernardi &egrave; stato uno dei fondatori del Foruma Tomizza e suo instancabile e coerente Atlante. La sua eredit&agrave; creativa, umanistica e morale rimarr&agrave; per sempre impressa nel DNA di queste zone di frontiera.</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm"><strong>Milan Rakovac</strong></p>
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		<title>&#200; morto lo scrittore e regista Marko Sosi&#269;
</title>
		<link>https://forumtomizza.com/it/e-morto-lo-scrittore-e-regista-marko-sosic/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Feb 2021 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[testo]]></category>
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					<description><![CDATA[Trieste, 3 febbraio, in seguito a una grave malattia &#232; venuto a mancare lo scrittore e regista Marko [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm"><strong>Trieste, 3 febbraio, in seguito a una grave malattia &egrave; venuto a mancare lo scrittore e regista Marko Sosič. Per molti anni &egrave; stato collaboratore del Forum Tomizza e membro della giuria del Concorso letterario internazionale Lapis Histriae per prosa breve.&nbsp;</strong>&nbsp;</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm"><strong>Marko Sosič</strong> &egrave; nato a Trieste il 22 dicembre 1958. Si &egrave; laureato nel 1984 presso l&rsquo;Accademia di arti drammatiche di Zagabria. Ha firmato la regia di spettacoli teatrali di vari teatri sloveni e italiani. Sosič &egrave; autore di numerosi radiodrammi girati a Trieste per il programma sloveno. Nel 2016 ha girato il lungometraggio &ldquo;La commedia delle lacrime&rdquo;, e nel 2019 il lungometraggio documentaristico &ldquo;Karmela&rdquo; sulla sorella di Srečko&nbsp; Kosovel.</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">&Egrave; stato il direttore artistico del Teatro nazionale sloveno di Nova Gorica (1991 &ndash; 1994) e del Teatro stabile sloveno di Trieste (1999 &ndash; 2003, 2005. &ndash; 2009). Negli ultimi dieci anni ha vissuto a Opicina, vicino a Trieste e vi era attivo come artista indipendente.</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">Marko Sosič<strong> </strong>&egrave; stato uno dei pi&ugrave; importanti scrittori di prosa sloveni, ha vinto o &egrave; entrato in finale di numerosi premi letterari sloveni e italiani. Ha pubblicato le raccolte di racconti &ldquo;Rosa na steklu&rdquo; (1991) e &ldquo;Iz zemlje in sanj&rdquo; (2011), i romanzi &ldquo;Balerina, balerina&rdquo; (1997; tradotto in italiano nel 2005), &ldquo;Tito, amor mijo&rdquo; (2005; tradotto in italiano nel 2012), &ldquo;Ki od daleč prihaja&scaron; v mojo bližino&rdquo; (2012), &ldquo;Kratki roman o snegu in ljubezni&ldquo; (2014) e &ldquo;Kruh, prah&ldquo; (2018), e il diario teatrale &ldquo;Tisoč dni, dvesto noči&rdquo; (1996). Il suo opus letterario &egrave; stato tradotto in francese, serbo, italiano e croato.</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">Dal 2006 partecipava al Forumu Tomizza con interventi a Trieste, Capodistria e Umago; negli ultimi sei anni era membro della giuria del Concorso letterario internazionale Lapis Histriae, organizzato in ambito della sopraccitata manifestazione.</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">Nel 2014 Marko Sosič &egrave; stato &ldquo;l&rsquo;autore nel centro&rdquo; del Festival internazionale di letteratura Vilenica. Alla domanda dove cercare forza nella letteratura sui vulnerabili e i feriti, nella letteratura che anche lui stesso scriveva, Sosič ha risposto: &ldquo;Nella sensibilizzazione e alfabetizzazione delle nuove generazioni. Siamo testimoni dello sgretolamento delle fondamenta del sistema di istruzione, della relativizzazione del pensiero, delle dimensioni culturali e umanistiche dell&rsquo;uomo, del sapere&hellip; La cancellazione di tutto ci&ograve; intimorisce e colui che la provoca cerca evidentemente un essere umano sempre pi&ugrave; stupido con il quale fare ci&ograve; che gli apre e piace. Il libro &ndash; &ldquo;classico&rdquo;, elettronico o qualunque esso sia &ndash; contribuisce all&rsquo;aumento della consapevolezza del nostro tempo e del pericolo di ripetizione della storia.&rdquo;</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">Milan Rakovac, fondatore del Forum Tomizza ha salutato Marko Sosič con le seguenti parole:&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">&ldquo;Nel nuovo millennio lo scrittore Marko Sosič ha portato avanti la tradizione dei classici triestini. Angelo Vivante, Italo Svevo, Umberto Saba, Fausta Cialente, Carolus Cergoly, Fulvio Tomizza, Boris Pahor&#8230; La contemplativa e lirica prosa di Sosič con la sua profondit&agrave; irradia verso i lettori dei raggi benevoli. Cos&igrave; la sua vita dedicata al teatro sloveno triestino nel segno della<strong> </strong>convivenza e fratellanza senza alcun compromesso, poich&eacute; non risparmiava s&eacute; stesso girando e guidando, in arduo modo e con purit&agrave; di pensiero, osando andare laddove nessun altro osava andare, in macabre foibe e patiboli di campi profughi della nostra zona di confine.</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">Sloveno di nascita, cosmopolita di vocazione, Marko Sosič &egrave; uno dei pi&ugrave; affidabili e importanti portatori del grande peso della storia che, anche il Forum Tomizza coerentemente porta oltre frontiera. In veste di pluriennale membro della giuria del premio letterario Lapis Histriae, Marko Sosič con il suo raffinato senso della qualit&agrave; ha lasciato un&rsquo;importante impronta sul concorso che riunisce e promuove scrittori di un ampio spazio plurilinguistico e plurinazionale.</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">Marko Sosič, uomo di confine, profondamente immerso nell&rsquo;animo sloveno, italiano, europeo, con il suo opus letterario, teatrale, cinematografico, ha lasciato una grande eredit&agrave; a tutte le culture del nostro cosmo adriatico.</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">Come se il perspicace Marko Sosič fosse stato consumato dalle brutali fiamme dell&#39;insensatezza, nei suoi migliori anni, quando poteva dare ancora molto. Illusoria &egrave; la consolazione di aver lasciato dietro a s&eacute; opere cos&igrave; grandi. La vita gli &egrave; stata tolta improvvisamente, ci lascia un&rsquo;eredit&agrave; irremovibile di ricordi e ammonizioni, tristezza e bellezza, rimorsi e orgoglio.&rdquo;</p>
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		<pubDate>Thu, 12 Oct 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Croazia &#160; Gradska knjižnica Umag &#8211; Biblioteca civica Umago Trgovačka / Via commerciale 6 52470 Umag / Umago [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm"><strong>Croazia</strong></p>
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<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">Gradska knjižnica Umag &#8211; Biblioteca civica Umago</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">Trgovačka / Via commerciale 6</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">52470 Umag / Umago</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">Tel: 00385 52 721 561</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">E-mail: knjiznica@gku-bcu.hr</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">M.B.: 02113309</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">OIB: 69807399024</p>
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<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">Direttore:</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">Neven U&scaron;umović</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">E-mail: <a href="mailto:neven@gku-bcu.hr" style="color:#0563c1; text-decoration:underline">neven@gku-bcu.hr</a></p>
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<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm"><strong>Slovenia</strong></p>
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<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">Club Culturale Capodistria</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">Irena Urbič</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">E-mail: <a href="mailto:irena.urbic@siol.net" style="color:#0563c1; text-decoration:underline">irena.urbic@siol.net</a></p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">Comunit&agrave; degli Italiani &quot;Santorio Santorio&quot;</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">Via OF 10</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">6000 Koper &ndash; Capodistria</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">Tel: 00386 5 627 9430</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">Presidente: Mario Steff&egrave;</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">E-mail: <a href="mailto:comit.mario@siol.net" style="color:#0563c1; text-decoration:underline">comit.mario@siol.net</a></p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm"><strong>Italia</strong></p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">Gruppo 85 &#8211; Skupina 85</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm"><a href="mailto:info@gruppo85.org">info@gruppo85.org</a></p>
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