Fulvio Tomizza: L’albero dei sogni

Al 27° Forum Tomizza di Umago, venerdì 29 maggio 2026 alle ore 20,30, al Circolo verrà presentata la traduzione croata del romanzo “L’albero dei sogni” di Fulvio Tomizza (editore: Biblioteca civica Umago). Il libro sarà presentato dalla traduttrice Lorena Monica Kmet, dall’autrice della postfazione e curatrice del volume Sanja Roić e dal direttore della Biblioteca civica Umago Neven Ušumović.

Fulvio Tomizza: “Non è stata peraltro la singolarità di un destino privato a invogliarmi a questa specie di autobiografia esasperata, quanto la consapevolezza che questo cammino solitario aveva dovuto far sempre i conti (fino ad esserne intimamente condizionato) con la recente storia di una città al confine, contesa da due Paesi di formazione e di ideologia diverse, che fungevano a loro volta da avamposti di due emisferi antitetici, l’occidentale e quello dell’Est europeo. Antitetici a oltranza ma anche compenetrabili, e a volte addirittura in collusione, se visti da una città composita come Trieste e, in particolare, se soppesati in un persistente odio-amore da uno come me, nato in un paesino dell’interno, italiano e slavo, cattolico e pagano, padronale e proletario.”

Sanja Roić: “Abbiamo letto romanzi di formazione, riconosciuto eventi storici sotto la trama narrativa di scrittori noti e meno noti, nazionali e stranieri; anche noi, nati dopo la Seconda guerra mondiale, abbiamo vissuto nuovi cambiamenti di confini, di società e di persone. Eppure L’albero dei sogni di Fulvio Tomizza ci sorprende profondamente e muta le nostre abitudini di lettura e interpretazioni, a partire dalla dedica che precede il romanzo: tre versi dal VI libro dell’Eneide di Virgilio, che un tempo i ragazzi nei seminari leggevano nel originale e che i severi insegnanti di religione spiegavano a loro. Ma il ragazzo conservò e portò con sé nella vita adulta l’immagine di un olmo ombroso (curiosamente, in Istria “briest” era sia parola italiana sia illirica, croata, come scrisse Pietro Stankovich, sacerdote e poligrafo a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo), un olmo che con i suoi rami, sui quali si dice abitino i sogni, abbraccia il mondo circostante. Forse quell’olmo/briest rimasto nella coscienza del ragazzo come un albero domestico, istriano, appartiene a uno dei campi dell’antica famiglia di Giurizzani?”