FORUM TOMIZZA 2025
CONVEGNO ELOGIO DELLA FOLLIA
COMUNITÀ DEGLI ITALIANI “FULVIO TOMIZZA” UMAGO
Erika Šporčić Calabrò
“Il binomio follia-risata in Giuseppe (Pippo) Rota“
INTRODUZIONE
“[…] la gente ha bisogno di questo, di ridere, per dimenticare almeno un po’ la quotidianità e i suoi innumerevoli problemi” (Jelicich Buić 2005) è questo lo scopo principale della produzione teatrale di Giuseppe Rota.
La “risata” è la parola chiave che lega il teatro di Rota al tema del Forum Tomizza di quest’anno, il quale ruota intorno alla follia e a tutte le sue sfumature.
La dea Follia, come sostiene Erasmo, è la vera dominatrice della civiltà e dell’esistenza di ogni uomo, è quella forza vitale positiva presente pure nei personaggi rotiani. Infatti, in essi vi è quel “pizzico di follia” che li rendono immediatamente riconoscibili al pubblico.
SVOLGIMENTO
Giuseppe Rota, fu un esponente di spicco della minoranza nazionale italiana presente in Slovenia e Croazia, ricoprì posizioni di leadership importanti e con devozione tutelò l’italianità di tali luoghi. Umaghese doc, ma nato a Siracusa (in Sicilia) nel 1936, fu professore di lingua italiana e francese, giornalista, conduttore radiofonico per Radio Capodistria e per l’emittente locale umaghese, fu autore, regista, sceneggiatore e attore delle sue stesse commedie, guida turistica, più volte preside delle istituzioni scolastiche della minoranza italiana, precisamente del centro medio di Buie e, prima negli anni ’60 e poi dal 1980 al 2001 preside della scuola Galileo Galilei di Umago (per la quale, peraltro, nel 1964 suggerì il nome che ancora oggi porta). Rota fu più volte presidente della Comunità degli Italiani “Fulvio Tomizza” di Umago; fu Presidente dell’Assemblea dell’Unione Italiana dal 1992 al 2002, Presidente del Consiglio cittadino della Città di Umago nei mandati ’93-’97 e ’97-’01, nonché Vicepresidente della Regione Istriana dal 2001 al 2005. Insomma, una personalità colta, attenta e centrale nei momenti più critici della storia del secondo Novecento per ciò che riguarda (naturalmente) la Comunità Nazionale Italiana dell’Istria croata e slovena.
Giuseppe Rota fu altresì promotore del gruppo filodrammatico del CIC (Circolo italiano di cultura) di Umago, che iniziò ad operare già negli anni Cinquanta, ma che ebbe un notevole sviluppo a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso soprattutto grazie al suo zelante e scrupoloso impegno. Inizialmente adattava testi di altri autori, me ben presto iniziò a scrivere testi di proprio pugno.
Difatti, è autore di sette commedie: Sposite e te vedarà!, Carosello umaghese, Sposarse… ogi, Clienti… esigenti, Xe tuti parenti streti, Vita de casa nostra (la prima commedia scritta, 1974) e Se vivi una volta sola; dello scherzo L’ultimo de carneval; del radiodramma Odissea di un adolescente; del monologo La telefonata; del dramma Maledetti Confini!; e del testo narrativo Marina; nonché autore di innumerevoli altri testi, come scenette e articoli vari. Per la sua produzione teatrale venne inserito nel filone letterario dei drammaturghi della comunità nazionale italiana.
Il teatro di Rota è un teatro di tipo popolare e, in quanto tale, rappresenta lo specchio della società istriana del secondo dopoguerra. Il mondo che Rota mette in scena è quello delle tradizioni, degli usi e dei costumi di un determinato popolo. Il ritmo narrativo vivace, la cultura dialettale (l’istro-veneto) l’importanza del costume e il recupero della memoria sono aspetti che fortemente caratterizzano il teatro di Rota.
Rota mise in scena fatti realmente accaduti ad Umago: ne è un esempio lampante il dato inserito in Carosello umaghese relativo al tentato bombardamento del porto di Umago in seguito al ritiro delle truppe tedesche. La narrazione dettagliata dell’episodio da parte di uno dei personaggi della commedia può essere considerata attestazione storica e, più precisamente, testimonianza sociale e politica del tempo. Nella produzione letteraria di Rota vi sono però innumerevoli altre testimonianze sociali: per esempio, l’esistenza dei piroscafi che collegavano quotidianamente Umago a Trieste, e viceversa, l’uso di cognomi tipici del territorio (Bonafin, Santin), la pratica di “andare a Trieste” per fare la spesa, l’arrivo, non sempre gradito, dei “parenti triestini”. Sono tutti aspetti, questi, che caratterizzano la vita quotidiana della popolazione e che finiscono per diventare parte del “costume” del popolo.
La maggior parte delle opere di Rota presenta il tipico intreccio narrativo che si fa portavoce della diversità di vedute tra diverse generazioni, quali i conflitti tra coniugi, tra genitori e figli o semplicemente, tra giovani al passo con i tempi e anziani rimasti ancorati alle tradizioni. Le tematiche affrontate vanno dai divertenti intrecci narrativi che vedono i protagonisti trovarsi in qualche impiccio, al serioso e impegnativo tema dell’esodo, dal frequente tema amoroso ostacolato dai genitori, al ricorrente tema del turismo affrontato con umorismo. L’autore propone temi vivaci e leggeri senza, tuttavia, risultare frivoli e superficiali.
Le commedie si concludono tutte con un lieto fine e soddisfano pienamente le aspettative del pubblico. Leitmotiv delle opere sono, per esempio, la difficoltà crescente di affrontare i costi della vita, i pettegolezzi di piazza, nonché i rimpianti del tempo passato. Insomma, tutti temi ancora oggi molto attuali. Per questa ragione, si può affermare che, a prescindere dalla trama, le commedie di Rota manifestano una realtà sociale passata compatibile con quella del presente.
Per quanto riguarda gli aspetti linguistici, Giuseppe Rota utilizza un linguaggio dialettale chiaro e immediato, con battute fresche, spiritose, spontanee e molte espressioni popolari; spesso appaiono giochi di parole e non di rado i personaggi vengono fraintesi in un susseguirsi di battute allegre e avvincenti.
Tutti i personaggi delle opere di Rota appartengono al mondo popolare e, con ogni probabilità, è questo il fattore che maggiormente ha contribuito al successo delle sue commedie.
Infatti, in esse regnano malintesi, vizi e virtù dei protagonisti. Ma non sono vizi o virtù di eroi o personaggi straordinari, bensì caratterizzazioni della gente comune. Gente comune che, però, si distingue per la spiccata individualità. Individualità che a prescindere dall’essere caratteristica tipica di un singolo soggetto teatrale, può essere altresì riscontrata nei tratti specifici della personalità di coloro che appartengono al mondo reale. In altre parole, nelle commedie di Rota il pubblico vede sé stesso, si immedesima nei personaggi in scena e, molto spesso, intuisce ciò che potrebbe accadere sul palcoscenico. I personaggi che Rota plasma sono dunque tipicità stereotipate, soggetti le cui azioni sono spesso prevedibili, ma mai privi di naturalezza e veridicità. I personaggi tipizzati, malgrado gli stereotipi, non sono artificiosi e consistono di una forte caratterizzazione psicologica. Così, come già detto, è facile spesso intuirne le azioni o i pensieri. Ciò può essere colto, per esempio, nel protagonista di Xe tuti parenti streti, Gusto, dotato di abbondante parlantina e di astuzia che riesce a cavarsela persino nelle situazioni più improbabili. In questo senso, il concetto di follia non riguarderebbe il personaggio in sé (sebbene sia molto fantasioso), bensì la situazione inverosimile che egli stesso va creando.
Nelle commedie si possono ritrovare talvolta soggetti che nel mondo comune passerebbero perlopiù inosservati (casalinghe, camerieri, nonne), ma che all’interno dell’opera di Rota assumono un ruolo chiave per la risoluzione dei conflitti o degli intrecci narrativi. Per esempio Claudia di Sposite e te vedarà! che, a dispetto del ruolo, è tutt’altro che passiva, oppure Carleto di Vita de casa nostra che, malgrado il suo carattere titubante e la sua balbuzia intermittente, riesce coraggiosamente a sbrogliare l’intreccio della narrazione e mettere in salvo il protagonista dalla situazione imbarazzante in cui si era venuto a trovare. Infatti, questo personaggio, risulterebbe marginale se non fosse per la sua risolutezza conclusiva.
Un’altra figura tipizzata è Meneghetto, il barbiere-cameriere umaghese, protagonista della commedia Clienti… esigenti, che un 23 maggio (casualità, come oggi, patrono San Pellegrino!) riceve un gruppo di turisti nell’osteria della zia. Meneghetto zoppica, sente e parla a fatica, tartaglia, travisa (è il caso di dire, prende fischi per fiaschi): gli evidenti difetti fisici di Meneghetto non precludono la sua intelligenza, sicché alla fine egli riesce a reagire a quel marasma di ordinazioni e contrordinazioni indecise e scombinate dei clienti. Egli rappresenta lo stereotipo del personaggio buffo e, al contempo, suscita comicità e compassione. La comicità è data dall’aspetto esteriore con il quale si presenta, mentre la compassione è determinata dalla consapevolezza di dover sempre accontentare gli altri, fino a quando, però, è lui a ribaltare la situazione e mandare via i clienti perché, appunto, “troppo esigenti”.
In generale, analizzando nell’insieme le commedie di Rota, si può affermare che oltre ad essere bislacco l’individuo in sé, paradossali sono, spesso, pure le situazioni che si vengono a creare, esattamente come succede nelle realtà. E ancora una volta, il teatro diventa specchio della società. Un intreccio di umorismo e realismo che rende l’opera di Rota ancora molto attuale.
CONCLUSIONE
“Tre cose esistono veramente: Dio, la follia umana e il riso. Le prime due sono oltre la nostra comprensione, quindi dobbiamo accontentarci della terza.” (J. F. Kennedy) Questa citazione riassume impeccabilmente l’esistenza umana. Per essere felice è, infatti, indispensabile che il piacere trovi il suo giusto spazio. Il piacere si traduce principalmente nell’esigenza di abbandonarsi al bene, dunque al buonumore e al sorriso. Non per niente si dice “ridere come un matto” o “come un pazzo”. Questi aggettivi, questi modi di dire caratterizzano bonariamente molti dei personaggi delle commedie di Giuseppe Rota. Ed è per questa ragione che, come dissi all’inizio, il connubio risata-follia è indiscutibilmente quella che più porta ad una vita sana, piena, appagata. È quella forza vitale positiva che ci rende audaci, ma senza esagerare.
Se ci pensiamo un po’, ridere è un’attività tipicamente umana, in grado di comunicare alle altre persone il nostro stato emotivo: in tal modo manteniamo i legami sociali fondamentali e trasmettiamo un ingrediente estremamene potente, che può fare tutto, il sorriso.
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