Lapis Histriae 2026: risultati

Quest’anno abbiamo invitato gli autori a partecipare al concorso con un racconto breve sul tema ORIENT EXPRESS. La giuria di esperti, composta dalle scrittrici Laura Marchig e Tea Tulić e dallo scrittore Goran Vojnović, ha constatato che alla 21ª edizione del Concorso letterario internazionale per racconti brevi Lapis Histriae, organizzato dal Forum Tomizza, sono pervenuti quest’anno 151 racconti in lingua croata, slovena, italiana, bosniaca, serba e montenegrina.

Quest’anno vengono assegnati tre premi. La giuria ha deciso di assegnare il PRIMO PREMIO ad Alena Begić per il racconto “S prozora”. Il primo premio Lapis Histriae 2026 ammonta a 1.000,00 euro. L’opera-artefatto del primo premio Lapis Histriae 2026 è stata realizzata dallo scultore Ljubo de Karina. Il SECONDO PREMIO (600,00 euro) è stato assegnato ad Aida Šečić Nezirević per il racconto “Bijeli pijesak“. Il TERZO PREMIO (400,00 euro) è stato assegnato a Maja Klarić per il racconto “Adamova djeca”.

I racconti selezionati per il volume Lapis Histriae 2026

Tredici sono i racconti entrati nella finale della 21ª edizione del concorso Lapis Histriae, ed essi verranno pubblicati entro la fine dell’anno nel volume Lapis Histriae 2026, edizione della Biblioteca civica Umago. Oltre ai racconti premiati, il volume comprenderà anche i seguenti racconti: “Munka Multa” di Stipe Jureta (Zagabria), “Voda u boci” di Jasmina Bobovac (Valjevo), “Grlice” di Mima Juračak (Sisak), “Notte nel deserto” di Roberta Dubac (Vermezzo con Zelo, vicino a Milano), “Nemi vek” di Boris Voloder (Obrenovac), “Vlak bez pruge” di Martina Vlahov (Zara), “Arestan” di Korana Svilar (Zagabria), “Mešano na žaru” di Ana Jana Špiletič (Capodistria), “Uspravni pad” di Beka Mitić Ristić (Niš) e “Smrt u Orient Expressu” di Almir Alić (Sarajevo).

Argomentazione del premio

PRIMO PREMIO

Nel racconto “S prozora” di Alena Begić, in un anonimo villaggio bosniaco si erge un edificio di quattro piani, costruito dal direttore della scuola Arif e da sua moglie, la maestra Elma.   Nel racconto viene menzionato più volte che sono stati i “contadini a spaccarsi la schiena”  per costruirla. Questa coppia manifesta il proprio elitismo anche attraverso il disprezzo per i nomi bosniaci “da contadini”, perciò chiamano i propri figli Soni e Dario. I due studieranno medicina e ingegneria a Fiume, che all’intero villaggio appare come la soglia oltre la quale comincia l’Occidente.

L’ascesa e la caduta di questa “casa maledetta” ci vengono raccontate attraverso la prospettiva di una giovane narratrice che, fin dall’infanzia, insieme agli altri abitanti del villaggio osserva dalla finestra gli avvenimenti che si svolgono in quella casa. Nel racconto si susseguono i funerali dei membri della famiglia elitista: muore Arif, un anno dopo Elma e infine, a causa di una caduta sulle scale della casa, anche il loro figlio Soni, il medico. Dario, che nel frattempo è diventato un malato mentale, rimane solo nella casa.

Così riassunta, la trama non sembra costituire la base per un racconto satirico, eppure il racconto “S prozora” è proprio questo, e persino di più: una storia grottesca e intrisa di umorismo nero, un vero fuoco d’artificio di procedimenti narrativi stranianti, di svolte ciniche e sarcastiche, una storia che nei suoi dettagli, nelle figure e nelle scene mette in discussione il punto di partenza e la natura delle proiezioni orientalistiche. La fonte dell’affascinante ambiguità, anzi, della molteplicità di significati di questo racconto è la narratrice infantile che, nel corso della storia, cresce e diventa sempre più insistente e dominante. All’inizio trasmette il disgusto del villaggio per la vita decadente di una famiglia d’élite, mentre verso la fine fantastica sul proprio salvifico passaggio alla “casa dei pazzi” e sulla vita con Dario. Questa posizione contraddittoria della narratrice permette una forte dialogazzione di atteggiamenti conflittuali, provinciali e moderni, “orientali” e “occidentali”; ella diventa lo specchio di una specifica auto-orientalizzazione della comunità rurale. La comunità rurale in questo racconto è caratterizzata da una mentalità pettegola, da uno spirito provinciale ristretto e subdolo, che al tempo stesso invidia la ricchezza e sminuisce i fenomeni elitari e la modernizzazione “occidentale”.

Il racconto “S prozora” di Alena Begić non offre alcuna risposta né impartisce lezioni; esso semplicemente, con spirito arguto e una tagliente forza distruttiva, mette tutto in discussione, soprattutto la proverbiale saggezza popolare, che alla fine si rivela per quello che è davvero, una stupidezza.

SECONDO PREMIO

Nel racconto “Bijeli pijesak” di Aida Šečić Nezirević  seguiamo la dinamica dell’avvicinamento, del matrimonio e, infine, della separazione tra Dihya Silahtar, un’algerina di origine turca proveniente da Costantina, e Faruk, un bosniaco di Travnik. Attraverso una serie di brevi scene e con frasi concise ed espressive, l’autrice riesce a mostrare come una donna si liberi delle catene patriarcali non solo della propria famiglia, ma anche di quelle della famiglia del marito. La questione della lingua riveste in questo racconto un’importanza fondamentale. Dihya conosce il futuro marito Faruk tramite i social network, comunicando con lui in inglese. In Bosnia, tuttavia, desidera imparare la sua lingua madre e, non solo: vuole studiare e diventare traduttrice. Nonostante l’opposizione e la mancanza di sostegno da parte della famiglia, Dihya prosegue il proprio cammino; il matrimonio si dissolve e lei, come madre single, si stabilisce a Sarajevo, dove trova lavoro presso l’ambasciata del proprio paese. In questo modo le si apre completamente la possibilità di una vita dedicata alla traduzione e ai viaggi.

L’autrice collega gli episodi della storia di Dihya attraverso un continuo dialogo interiore della protagonista con il padre, morto prematuramente, di cui lei era la prediletta e i cui sogni realizza grazie alla propria determinazione. Con questo racconto, Aida Šečić Nezirević è riuscita a scuotere profondamente, anzi a capovolgere, l’immagine del mondo patriarcale orientale, creando una figura autonoma e incisiva di donna contemporanea: una donna come Dihya.

TERZO PREMIO

Nel racconto “Adamova djeca” di Maja Klarić si intrecciano tre linee narrative che ci avvicinano al destino dei figli di una famiglia iraniana di Minab nel momento in cui la loro scuola elementare viene colpita da un missile americano, il 28 febbraio 2026. Seguiamo la lotta per la sopravvivenza della piccola Širin che, resa cieca e sorda dall’esplosione, cerca una via d’uscita tra le macerie della scuola. A darle forza è il vivido ricordo della cura e dell’amore dei suoi genitori, in particolare del fratello minore Isa e della sorella maggiore che, proprio in quel momento, si trova nel suo primo grande viaggio, alla scoperta dei monumenti del patrimonio culturale iraniano.

La figura della sorella maggiore, che la narratrice definisce “la giovane viaggiatrice”, introduce una struggente dimensione riflessiva nella trama del racconto. La notizia dell’attacco alla sua città natale la raggiunge a Shiraz e, seduta nel mausoleo del grande classico della letteratura persiana Sa’di, cade in una profonda rassegnazione. I versi di Sa’di e di Rumi, che da secoli uniscono Oriente e Occidente, ispirano i loro lettori e diffondono la consapevolezza del legame tra tutti gli esseri umani e tutte le creature viventi, ora le appaiono soltanto come “un conforto passeggero e l’illusione dei disperati”.

I simboli della comunione cosmica si oscurano, anzi assumono un significato opposto. Nel sottile e doloroso intreccio di questa storia, dove si alternano luce e tenebra, Maja Klarić, come Sa’di nell’omonima poesia “Adamova djeca”, richiama l’universalismo dell’empatia: “Se non provi compassione per la sofferenza umana, allora non puoi definirti un essere umano”.

Biografie delle vincitrici

Alena Begić è nata nel 1997 in Germania ed è cresciuta a Tržački Rašteli (Bosnia ed Erzegovina). Ha conseguito la laurea magistrale in filosofia e letterature comparate presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Lubiana, dove attualmente frequenta anche il dottorato di ricerca. Il suo esordio letterario, la raccolta di racconti Dan za ispravljanje, è stato pubblicato nel 2022 dalla casa editrice Durieux di Zagabria. In lingua slovena la raccolta è uscita quest’anno, nel 2026, con il titolo Dan za izboljšave, nella traduzione di Klarisa Jovanović (edizione Cankarjeva založba). Alena Begić ha ricevuto diversi premi per prosa breve ed è la prima autrice ad aver ottenuto due volte il premio Lapis Histriae (la prima volta nel 2023). È critica letteraria di Radio Študent di Lubiana e membro del PEN Club sloveno. Oltre all’attività accademica e letteraria, ha dedicato molti anni allo studio della danza orientale classica.

Aida Šečić Nezirević è nata nel 1978 a Zenica ed è cresciuta a Travnik. Scrive poesia, racconti, fiabe e testi teatrali. Ha pubblicato quattro libri: Lutke (Bambole, premio della Fondazione Fra Grgo Martić per l’esordio poetico, 2011), Vraćanja (Ritorni, romanzo, premio della Fondazione per l’editoria della Federazione di Bosnia ed Erzegovina, 2020), Kako se mame igraju žmurke (Come le mamme giocano a nascondino, poesia, riconoscimento speciale della casa editrice IK Presing, 2024), Lutke u prozi (Bambole in prosa, racconti, Naklada Jesenski i Turk, Zagabria, 2026). Vincitrice di numerosi premi per la prosa e la poesia, è stata due volte finalista del premio Lapis Histriae. Vive a Sarajevo.

Maja Klarić è nata nel 1985 a Sebenico. Scrive poesia e prosa e lavora come redattrice e traduttrice letteraria. Organizza l’incontro poetico Šumski pjesnici in Istria e la residenza Vesna Parun sull’isola di Zlarin. Finora ha pubblicato una quarantina di traduzioni e otto libri d’autore. È vincitrice del riconoscimento Đurđa Mesić (2023), assegnato dalla Società croata dei lettori per lo straordinario contributo alla promozione della lettura e dell’alfabetizzazione. Il suo libro Deset dugih dana ha ricevuto nel 2024 il Premio Joža Horvat, conferito dalla Società croata degli scrittori al miglior libro di viaggio, ed è stato inoltre finalista del Premio letterario Predrag Matvejević. A metà del 2020 ha avviato il progetto Bookmobil, una libreria itinerante, iniziando a viaggiare per la Croazia a bordo di un furgone ristrutturato, promuovendo la letteratura e l’amore per la lettura. Vive a Barboi, nei pressi di Umago.